Polizia, il grande fratello  che riconosce i volti  Preso aggressore comasco
L’immagine fornita dalla polizia per spiegare il funzionamento di Sari

Polizia, il grande fratello

che riconosce i volti

Preso aggressore comasco

Il sistema in grado di riconoscere le facce e dare loro un nome è entrato ufficialmente in servizio anche a Como.

Il sistema in grado di riconoscere i volti e dare loro un nome è entrato ufficialmente in servizio anche a Como. E dopo poche settimane ha già permesso ai poliziotti comaschi di identificare un uomo responsabile di un’aggressione, in città, ai danni di una donna.

Operativo da circa un mese, il Sari (acronimo di Sistema Automatico di Riconoscimento Immagini) ha dunque dato i primi frutti anche a Como.

La vicenda - su cui comunque gli investigatori svelano pochi dettaglia, in quanto l’indagine è tuttora in corso - riguarda la denuncia presentata da una comasca che era stata aggredita e molestata da uno sconosciuto. Un episodio avvenuto in città, in una zona dove - fortunatamente - c’era una telecamera accesa e pure funzionante.

Questo ha permesso ai detective della squadra mobile della polizia di Como e ai colleghi della scientifica di recuperare le immagini dell’aggressione, di “congelare” il fermo immagine del viso del responsabile dell’episodio e di elaborarla con il nuovo software che, dalla banca dati delle immagini delle persone già identificate dalla polizia, ha consentito di trovare una corrispondenza. E dare in tal modo un nome all’aggressore.

Cos’è Sari

È la prima volta in assoluto che il “grande fratello” della polizia viene utilizzato in un’inchiesta con successo. Dopotutto Sari è entrato in servizio da pochissimo. Arrivato nelle Questure a settembre, il sistema un mese fa aveva già dato i primi risultati, a Brescia, consentendo l’arresto di due ladri che avevano svaligiato un appartamento.

Il software di confronto funziona un po’ come quello per le impronte digitali, nel senso che presa un’impronta ricerca nell’Afis (la banca dati di polizia) una corrispondenza. Ma se il software per le impronte digitali ha validità anche in giudizio, Sari al momento non ha un valore legale, ma è comunque uno strumento utilissimo per mettere gli investigatori sulla giusta pista.

Come funziona

Sono due le modalità di funzionamento di Sari: Enterprise e Realtime, il primo consente il riconoscimento di volti attraverso immagini il secondo utilizzando un video. I poliziotti inseriscono il video o l’immagine nel software e questo, dopo una ricerca nella banca dati, analizzando due algoritmi di riconoscimento facciali, forniscono una possibile corrispondenza dando anche il grado di probabilità che si tratti della stessa persona.

Condizione indispensabile per il suo utilizzo è avere le immagini del reato da perseguire. Cosa non sempre agevole a Como, dove la rete di videosorveglianza presenta numerosi guasti e tante telecamere non funzionanti.n 
P.Mor.


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