«Quei diamanti venduti con l’inganno»  Centinaia i risparmiatori comaschi colpiti
La collocazione dei diamanti risale ai giorni della crisi finanziaria 2008

«Quei diamanti venduti con l’inganno»

Centinaia i risparmiatori comaschi colpiti

Le associazioni consumatori in città stanno raccogliendo numerose segnalazioni. Mara Merlo (Federconsumatori): «Pronte le diffide per la restituzione dei soldi investiti»

Un diamante è per sempre, soprattutto se dopo averlo comprato ti rendi conto di aver speso molto di più del suo reale valore e venderlo diventa un’impresa impossibile. Si stanno moltiplicando, in queste settimane, le segnalazioni dei risparmiatori comaschi alle associazioni di consumatori su quella che alcune inchieste giornalistiche (per non parlare di un’inchiesta aperta dalla Procura di Milano) hanno bollato come una possibile truffa. Magari truffa non lo è, ma l’Autorità garante del Mercato parla di «pratica commerciale scorretta» realizzata con «modalità ingannevoli» che - potenzialmente - potrebbe riguardare centinaia di risparmiatori comaschi.

«Un censimento preciso sul numero delle vittime non esiste - precisa Mara Merlo, presidente di Federconsumatori Como - ma in queste settimane stiamo raccogliendo diverse segnalazioni» su una vicenda che riporta alla mente la bolla che, una decina di anni fa, fece crollare il mercato immobiliare.

Riassumendo: nel 2009, con la crisi delle Borse e l’economia in discesa libera, numerose banche italiane iniziano a suggerire ai clienti di investire i propri risparmi in diamanti proposti da alcune società di broker. Un investimento presentato come «bene rifugio» in grado «di conservare e accrescere il valore» del denaro investito nel corso degli anni, in un momento storico in cui ogni altro investimento - anche semplicemente lasciare i soldi sul conto corrente - rappresentava un rischio.

«Questo - denuncia Mara Merlo - ha indotto i risparmiatori ad acquistare diamanti rassicurati, tra l’altro, sulla possibilità di disinvestimento e sul recupero certo della liquidità». In realtà una serie di inchieste giornalistiche, a cui ha fatto seguito un’indagine della Procura di Milano e alcuni procedimenti aperti da Consob, Bankitalia e Garante del Mercato, «il valore delle pietre - prosegue la presidente di Federconsumatori Como - si è rivelato molto inferiore di quello pagato dai risparmiatori al momento dell’acquisto e la possibilità di rimettere sul mercato il diamante è nulla, e in ogni caso gravata da commissioni talmente elevate da rendere l’investimento inesistente».

«Lo sportello di Como di Federconsumatori - prosegue Mara Merlo - ha ragione di ritenere che i numeri dei risparmiatori comaschi coinvolti possano essere considerevoli, poiché le segnalazioni fin qui raccolte confermano le modalità già note con le quali si è realizzata la vendita dei diamanti. In questi giorni stiamo inviato, per conto dei risparmiatori assistiti, lettere di diffida agli istituti di credito e alle società venditrici di diamanti con la richiesta di restituzione delle somme investite». Pronti, nel caso, «ad attivare un percorso giudiziario».

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