Quelle “urgenze” per saltare le code  «Ma così si intasa tutto il sistema»
Crescono i tempi di attesa agli ambulatori cittadini (Foto by archivio)

Quelle “urgenze” per saltare le code

«Ma così si intasa tutto il sistema»

La denuncia degli ospedali: «Prescrizioni spesso inappropriate per risparmiare tempo». In un anno il loro numero è cresciuto del 25%. Un fenomeno diffuso in tutta la Lombardia

Con la “u” di urgenza sulla ricetta si salta la coda all’ospedale: con questa prescrizione viene garantita ai pazienti la visita o il controllo entro un massimo di 72 ore lavorative. Gli ambulatori e le cliniche cittadine segnalano una crescita dell’urgenza sulla ricetta medica, almeno del 25% in un anno. Spesso però non esistono reali impellenze sanitarie. Di fatto quella lettera serve in molti casi solo per saltare la fila.

«È una piaga – denuncia Mario Guidotti, direttore della neurologia del Valduce e referente per la comunicazione dell’ospedale – due urgenze su tre, lo dico per esperienza, sono inappropriate. Stamattina una cittadina pretendeva una visita in urgenza per un rinnovo della patente di guida. L’urgenza serve alle persone che stanno realmente male. Al Valduce le “u” mettono in difficoltà reparti come la radiologia, la cardiologia e la neurologia».

Le ricette vengono compilate dai medici di base. Oltre alle urgenze è possibile chiedere prestazioni ambulatoriali a scadenza breve, entro 10 giorni, a scadenza differita, da erogare entro 30 giorni per le visite o entro 60 per gli accertamenti diagnostici oppure a scadenza programmata, 180 giorni. L’Asst-Lariana evidenza un aumento delle urgenze del 25% tra il 2017 e il 2018, mentre l’incremento delle ricette brevi è stato dell’83%. L’azienda fa sapere che alla luce di questa crescita ha potenziato non senza sforzi l’offerta dei posti dedicati alle priorità. È stato necessario prolungare l’apertura degli ambulatori e dei servizi anche a fronte di una mole di lavoro complessivamente maggiore. E le ricette a scadenza differita in dodici mesi sono cresciute del 124%.

«Nel nostro reparto di ematologia arrivano pazienti con urgenze da Lecco, Varese e Milano – dice Doris Mascheroni, primario di medicina e oncologia di villa Aprica – perché altrove ci sono liste d’attesa per una visita anche fino al 2021. All’80% però non sono reali urgenze».

Il problema a monte però resta. Le liste d’attesa in tutta la Lombardia sono lunghissime, i tempi per le prenotazioni sono critici. Il numero di pazienti e di richieste per altro cresce all’aumentare dell’età media, mentre il numero dei medici cala drasticamente in assenza di turn over. Ed anche avendo la “u” scritta sulla ricetta bisogna poi riuscire a prenotare, non sempre il servizio telefonico regionale offre rapide risposte.


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