“RapiGoverno”: per alcuni è satira, per altri critiche troppo serie per l’anonimato. Diteci la vostra in questi sondaggi ( qui )

Il caso Dopo il video pubblicato su Facebook da Rapinese - nel quale il sindaco ha paragonato il modus operandi della pagina Facebook a quello della mafia - diversi politici comaschi hanno detto la loro. Adesso tocca ai cittadini

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Dopo quel video di venti minuti nel quale il sindaco di Como paragonava la pagina Facebook “RapiGoverno” - dalla quale nell’ultimo periodo ha ricevuto critiche anche molto pesanti sul suo operato pubblico - è scoppiata la polemica sul caso. Tra i detrattori del sindaco, diversi lo hanno criticato per il paragone dell’operato della pagina “RapiGoverno” ai metodi mafiosi e di Br.

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Il tema centrale è quello dell’anonimato: per Alessandro Rapinese, abituato da anni di opposizione passati in consiglio comunale, è inaccettabile rivolgere attacchi di questo genere senza metterci la faccia. Ma non tutti sono d’accordo con lui: tra i politici comaschi che si sono espressi sul tema c’è anche chi ha invocato il diritto di satira, una manifestazione della libertà di espressione.

Ma a quali condizioni è possibile esercitare questo diritto? il diritto di satira in realtà si differenzia da altre forme di libertà di espressione - quali ad esempio il diritto di cronaca - perché nel caso della satira lo stile linguistico adoperato (il paradosso e spesso la metafora surreale) e lo scopo perseguito (di solito di denuncia sociale) sono sottratti al parametro della verità dei fatti (cfr. Corte appello di Milano sez. II, 27/01/2022, 286).

Adesso tocca a voi: fateci sapere cosa ne pensate votando questi sondaggi.

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