«Regole cambiate in corsa  La maturità, che pasticcio»
Federico Roncoroni

«Regole cambiate in corsa

La maturità, che pasticcio»

Federico Roncoroni, scrittore e docente, interviene sulla riforma

«Andavano ripensati corsi e programmi, così si danneggiano gli studenti»

Cambiare le tegole del tetto senza preoccuparsi delle mura e delle fondamenta non è un buon metodo per sistemare la scuola. Federico Roncoroni, professore e scrittore, dice che la nuova maturità avrebbe dovuto essere accompagnata da una modifica dei programmi, così da preparare gli studenti fin dall’inizio dell’anno scolastico alle nuove prove.

«Ormai - spiega Roncoroni - ogni governo cambia l’esame. Resto sconcertato: gli studenti non possono essere avvertiti a gennaio. Per quanto mi riguarda ho sostenuto la vecchia maturità, quella tremenda, dove si portavano tutte le materie. Quando diventai docente, l’esame era già un altro. Poi, è stato un susseguirsi di modifiche, non riguardanti soltanto le materie ma anche la composizione delle commissioni». «Chiunque arriva - aggiunge - vuole lasciare un’impronta. Fa le riforme partendo dalla verifica finale, mentre invece bisognerebbe cominciare dalla base, ristrutturando corsi e programmi. Oltre a non essere necessario, perché non riescono a mettere a fuoco l’acquisizione dei contenuti e del saper fare, non si giunge ad avere un risultato organico. Come fece a suo tempo Giovanni Gentile, la maturità era punto di arrivo di un percorso. Era un bel cappello a un corso di studi, magari discutibile e oggi di sicuro improponibile, però aveva messo a punto un sistema completo e armonizzato nelle sue parti».

Per Roncoroni, chi viene danneggiato è lo studente: «Questo continuo modificare va a danno loro. Cercare di sistemare le tegole del tetto senza pensare alle mura fragili e alle fondamenta che stanno crollando è sbagliato. Ogni riforma dovrebbe contenere un’impostazione dei programmi in grado di portare i ragazzi all’esame». F

Tra le novità, la prova mista di greco e latino al classico. Secondo le simulazioni pubblicate dal Miur, saranno due le possibilità: una versione dal latino e successivo confronto con un testo greco già tradotto (con originale a fronte) oppure una versione dal greco da confrontare con un testo latino. «Su questo punto devo riflettere - sospende il giudizio Roncoroni -. Certo, l’unico modo per conoscere l’aritmetica è fare le ripetizioni, idem per le versioni. La mia generazione era abituata a tradurre dal greco al latino… La nuova formula potrebbe funzionare, è necessario però approfondire. Mentre riesco a immaginare uno scritto contenente matematica e fisica, faccio fatica a pensare come si possano accoppiare latino e greco. Mi documenterò e aspetterò le prossime simulazioni affinché si delinei meglio il quadro, anche se i cambiamenti, come detto, avrebbero dovuto essere anticipati».


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