Riforma dei cantoni, si parte dal lago diviso  Ma Como non ci sta: «Noi con Lecco»
Si parte dallo schema previsto dalla riforma della sanità: Como con Varese, Lecco con Monza

Riforma dei cantoni, si parte dal lago diviso
Ma Como non ci sta: «Noi con Lecco»

Via all’iter del progetto “spinto” da Maroni. Confermata l’ipotesi di smembramento del territorio

Como

Como con Varese, mentre Lecco va con Monza. Il nostro lago viene diviso, finisce in due enti diversi. Lo prevede la bozza sul nuovo assetto degli enti territoriali, consegnata nelle ultime ore ai componenti del Comitato Riforme, istituito in Regione. Il documento è un punto di partenza e potrà subire modifiche, resta il fatto che al momento lo scenario è quello delineato dalla recente riforma regionale della sanità, voluta dal presidente Roberto Maroni: un ente che riunisce le province di Como e Varese, mentre Lecco si fonde con Monza-Brianza.

«Il testo non ha un valore dogmatico - dice il sottosegretario con delega agli Enti locali, Daniele Nava - Resta aperto ai contributi di tutti. Il lavoro di sintesi e di regia verrà fatto dalla Regione, che dovrà avere poi la forza di interloquire con il Governo». La decisione definitiva spetterà infatti al Parlamento. In seguito alla riforma costituzionale - sempre che gli italiani votino sì al referendum in ottobre - spariranno le Province e nasceranno i nuovi enti di “area vasta”.

La Regione prova a giocare d’anticipo, tra metà marzo e metà aprile attiverà tavoli di confronto su tutti i territori per raccogliere pareri e istanze (lavoro che durerà circa un mese). Quindi punta a presentare a Roma entro il 30 giugno un documento - votato dal consiglio regionale e condiviso sui territori - con la proposta dettagliata del nuovo assetto.

Nava ha spiegato che i tavoli provinciali di confronto saranno composti dai referenti regionali (assessori, sottosegretari e consiglieri), con sindaco del capoluogo, prefetto, presidente della Camera di commercio, rappresentanti delle Comunità montane, presidente della Provincia, un rappresentante dell’Anci o di altra associazione di enti locali.

In realtà Como si è già espressa all’unanimità sul tema, poche settimane fa, quando si è discusso di aree vaste al Tavolo per la competitività e lo sviluppo. Tutti hanno chiesto l’unione tra Como e Lecco, per non spaccare in due il lago, poi hanno aperto al dialogo con Varese nella prospettiva di un maxi ente da un milione e 800mila abitanti.

«C’è assoluta convergenza - ha detto la coordinatrice del Tavolo, Annarita Polacchini - sulla necessità di non dividere la nostra provincia e sul fatto di considerare Como e Lecco un territorio omogeneo, cui si potrebbe aggiungere anche Varese». Le province di Como e Lecco, già unite in un passato non troppo lontano, devono stare insieme «per motivazioni storiche ma anche di affinità geografiche, turistiche, economiche in senso lato». Anche le Camere di commercio, non a caso, stanno andando nella direzione di una fusione tra Como e Lecco.

Al momento, però, il documento di partenza delinea uno scenario molto diverso: Como con Varese, in un cantone che si potrebbe chiamare Insubria, proprio come la nuova Agenzia che ha sostituito l’Asl. Toccherà ai referenti del nostro territorio convincere la Regione a invertire la rotta.

La bozza approdata al Comitato Riforme prevede anche altre novità, come l’addio alle Comunità montane, che verrebbero sostituite da Unioni di Comuni.

E incentivi alla fusione tra piccoli Comuni (in Lombardia 1.059 su 1.528 hanno una popolazione inferiore ai cinquemila abitanti e 799 inferiore ai tremila residenti).


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