Sanità, troppe le urgenze “facili”  L’assessore annuncia: via ai controlli
La carenza di personale medico è una delle cause dell’aumento dei tempi di attesa

Sanità, troppe le urgenze “facili”

L’assessore annuncia: via ai controlli

Giulio Gallera: «Sistema in crisi, mancano i medici». Un problema anche chi prenota e non si presenta: a vuoto 4 milioni di prestazioni all’anno

Troppe urgenze, la Regione fa partire controlli e verifiche. Le segnalazioni di alcuni specialisti ospedalieri hanno consentito di far emergere, nei giorni scoris, un aumento netto (anche del 25% per l’Asst Lariana) delle ricette con barrata la prenotazione dell’urgenza.

È un modo per garantire agli assistiti una visita o un esame entro 72 ore lavorative, prassi che però, sempre secondo gli ospedalieri, spesso non ha un reale fondamento clinico. La “u” insomma serve a saltare la coda.

«Non voglio certo mettere in croce i medici di base che compilano le ricette - spiega Giulio Gallera, l’assessore regionale al welfare - ma è un dato di fatto, l’aumento numerico delle urgenze c’è e dunque faremo i controlli del caso. L’inappropriatezza delle prescrizioni contribuisce a mettere in crisi un sistema che è a rischio collasso».

Già a inizio dell’anno in visita sul lago l’assessore lombardo con la delega alla Sanità parlava di “collasso” del servizio sanitario nazionale. «Certo, il tema delle urgenze è legato alle lunghe liste d’attesa - dice Gallera -, nel nostro paese e soprattutto in Lombardia i bisogni legati alla sanità stanno crescendo, cresce l’età media della popolazione, eppure si riduce il numero dei medici, degli specialisti. Le assunzioni sono bloccate, da anni non copriamo il turn over e anche la sanità privata ha dei budget fermi». Bene, anzi male, ma è la politica, nazionale ed anche regionale, che deve cercare di dare delle risposte.

«Noi in Lombardia abbiamo avviato il sistema della presa in carico dei malati cronici – commenta l’assessore – i pazienti vengono seguiti dal proprio medico di base, singolarmente o riunito in cooperativa, oppure all’interno degli enti ospedalieri. Questa riforma deve andare a regime, speriamo sempre più medici aderiscano. Così possiamo razionalizzare le prenotazioni degli esami, evitare i doppioni, gli eccessivi controlli chiesti per ragioni di ansia e cancellare le numerose dimenticanze. Il 10% delle visite in Lombardia, circa 4 milioni di prestazioni all’anno, va a vuoto, la gente le prenota e poi non si presenta. A tal proposito la riforma ha da poco aperto ad una nuova possibilità: i medici di base per i malati cronici possono mettere direttamente nell’agenda degli ospedali una visita o un esame per il proprio assistito. Siamo appena partiti con 100mila visite così prenotate a livello regionale. Como sulla riforma è uno dei territori più virtuosi».


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