Scandalo viadotto di Como
Un’opera senza progetto
I periti: «Inammissibile»

Gli esperti del Tribunale: «Ci sono problemi macroscopici». «Il Comune ha consentito un’opera senza documenti obbligatori per legge»

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Il progetto esecutivo del viadotto dei lavatoi così com’è stato realizzato non c’è. E non è detto sia mai esistito. Dalla perizia dei consulenti del Tribunale, chiamati al capezzale di un’opera zeppa di vizi e guai, emerge un retroscena che - forse - è perfino più grave del capitolo sui danni del ponte: «la mancanza, sia formale che sostanziale, del progetto esecutivo in variante dell’opera».

Tradotto: per 15 anni auto e Tir hanno percorso un viadotto di cui «non è nota la natura costruttiva della catena cinematica», manca «qualsivoglia relazione di calcolo», i cui elaborati trovati sono «tra loro parzialmente incogruenti», in merito agli appoggi «non sono indicati numerosi elementi progettuali indispensabili», e di cui non esiste «la relazione di calcolo dell’opera in variante».

Quel che c’è agli atti di Palazzo Cernezzi è il progetto originario che però, tra il 2001 e il 2002 a lavori già iniziati, viene sottoposto a una variante («le ragioni per modifiche strutturali tanto radicali non appaiono del tutto evidenti» evidenziano tra l’altro i periti del Tribunale) ed è quel progetto a non essere stato trovato. «Risulta allo stesso tempo assente - sottolineano i consulenti d’ufficio - il deposito del progetto e l’approvazione del medesimo da parte del Comune di Como che di fatto ha consentito la realizzazione di un’opera priva degli elaborati progettuali obbligatori».

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