Scatta lo sciopero nelle aziende lombarde  «Ora si faccia di più contro il contagio»
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Scatta lo sciopero nelle aziende lombarde

«Ora si faccia di più contro il contagio»

Oggi la protesta nelle aziende del territorio - Sindacati al prefetto: attività essenziali, maglie larghe

Salvo una revoca dell’ultima ora, decisa in seguito al vertice di ieri sera tra sindacati e governo, oggi si svolgerà una giornata di sciopero regionale, in Lombardia ma anche nel Lazio, nei settori metalmeccanico, tessile, gomma-plastica e della somministrazione.

Anche se molte imprese sono già chiuse e in altre sono stati raggiunti accordi per fermare la produzione, in alcuni contesti, secondo il sindacato, non ha senso continuare a lavorare, perché ci sono troppi rischi di contagio. «Per ora lo sciopero è confermato – commenta Giacomo Licata, segretario della Cgil comasca – anche se valutiamo positivamente l’apertura del governo per una revisione dell’elenco dei codici Ateco attraverso cui si individuano le aziende che possono restare aperte: secondo noi le maglie sono ancora troppo larghe, occorre fare molto di più se davvero vogliamo fermare il contagio».

La situazione di alcune fabbriche metalmeccaniche è descritta da Enrico Azzaro, segretario della Uilm Uil del Lario: «Ci sono imprese che effettivamente si sono attrezzate per mettere in sicurezza i lavoratori, ma in altri contesti i dispositivi di protezione non ci sono ancora, oppure sono inefficaci: di fatto i dipendenti hanno paura e lavorare in questa situazione ha poco senso». Nasce da qui lo sciopero odierno. «Il decreto del governo – aggiunge Antonio Donegà, segretario regionale della Fim Cisl e commissario della Fim dei Laghi – non dà sufficienti garanzie per quanto riguarda la vita e la salute delle persone: chiediamo che l’esecutivo riveda decisamente l’elenco delle aziende essenziali che deve ricomprendere davvero solo quelle attività strettamente necessarie e indispensabili per il funzionamento del paese e per la lotta contro il virus: non devono essere lasciati margini di interpretazione e discrezionalità».

Ieri inoltre i segretari confederali territoriali di Cgil, Cisl e Uil, Giacomo Licata, Francesco Diomaiuta e Salvatore Monteduro, hanno scritto una nuova lettera al prefetto di Como, Ignazio Coccia, evidenziando il dissenso del sindacato «rispetto all’elenco dei settori e delle attività da considerare essenziali, poiché sono state individuate attività produttive di ogni genere e che nulla hanno a che fare con i servizi di pubblica utilità o di interesse strategico del paese, con il rischio di attenuare le misure di contenimento del contagio da Coronavirus».

Inoltre, i rappresentanti dei lavoratori, riferendosi al ruolo della prefettura per quanto riguarda l’autorizzazione alla continuità produttiva di altre aziende non incluse dell’elenco Ateco, chiedono al prefetto di vigilare “con molta attenzione sulle istanze che arriveranno da parte delle aziende” e propongono di attivare un tavolo per il coordinamento ed il monitoraggio della situazione.

Nonostante l’accordo nazionale tra Abi e sindacati, infine, resta delicata la situazione anche per il settore bancario. Dopo aver proposto la chiusura completa delle filiali, Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin preparano la mobilitazione della categoria e minacciano lo sciopero. Anche in questo caso, il nodo è la sicurezza e la mancanza dei dispositivi di protezione individuale. «Gli sportelli bancari – scrivono i sindacati in una nota – sono oggi purtroppo punti di diffusione del contagio: è necessario fermarsi».


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