Scontri al Sinigaglia: ecco cosa non ha funzionato. Tribuna condivisa e troppe auto

La pretesa della Cremonese di avere molti più biglietti ha causato malumori e problemi di ordine pubblico

Scontri al Sinigaglia: ecco cosa non ha funzionato. Tribuna condivisa e troppe auto
Como città paralizzata ieri sera per i disordini attorno allo stadio per i festeggiamenti deopo la partita Calcio Como - Cremonese con promozione della Cremonese in serie A
(Foto di Andrea Butti)

Cosa è andato storto, venerdì sera? Detto che tecnicamente il sistema di prevenzione ha funzionato, perché la città si è tramutata in un teatro di caos e tensione?

Questura e polizia locale preferiscono non commentare, ma i passaggi “tecnici” critici con cui si spiega il venerdì sera da incubo della città sono stati diversi. Alcuni che si ripropongono in occasione di partite particolarmente “sentite”, altri inediti. Tra questi la decisione dell’Osservatorio sulle manifestazioni sportive di non inserire Como-Cremonese nella lista delle partite a rischio. Tradotto: nessuna limitazione per gli ospiti. Questo ha dato buon gioco alla società, che puntava alla serie A (e che annovera tra i suoi consulenti strategici una vecchia volpe del calcio italiano come Ariedo Braida) di alzare la voce con la Lega Calcio per pretendere dal Como un numero di biglietti ben maggiore dei 500 da piazzare nella curva ospiti.

La racconta così il calcio Como: «Come società e in accordo con la Questura abbiamo deciso di limitare la vendita per i residenti in provincia di Cremona, rendendola attiva solo in una porzione della tribuna oltreché nella curva ospiti. Questa decisione è stata presa anche e soprattutto per evitare possibili disordini in città che sarebbero potuti scaturire dalla presenza di numerosi tifosi ospiti senza biglietto o fuori dallo stadio» ha spiegato Federico Bottacin , Facilities Manager del Como.

Così da Cremona sono arrivati in 1300, ottocento dei quali - tra questi la frangia ultras più scatenata - seduti comodamente in Tribuna accanto ai tifosi comaschi. E questo è stato un primo motivo di tensione, fortunatamente gestito senza scontri all’interno del Sinigaglia.

Secondo aspetto critico - già verificato in occasione sia del match con il Monza che di quello con l’Alessandria - l’arrivo dei tifosi con auto private e non a bordo di pullman. Venerdì erano ben trecento le auto e i minivan da Cremona. Un numero impossibile da far sostare in zona Monumento ai caduti e che ha reso complicatissimo il deflusso dal Sinigaglia. Mentre i pullman, una volta chiusa la strada, vengono fatti sfrecciare (scortati dalla polizia) velocemente, con le auto private ci sono molte più difficoltà. A cominciare dal fatto che molti hanno appositamente rallentato, per insultare i comaschi incrociati per strada. Quando il Como era in serie A, i tifosi ospiti abbandonavano l’auto fuori città e venivano portati allo stadio a bordo di bus. Ora questo non avviene, e la conseguenza diretta la si è vista venerdì sera.

Infine, l’ultimo problema è congenito: la posizione del Sinigaglia. Per scongiurare contatti tra le tifoserie l’unica soluzione è chiudere viale Rosselli, via Recchi e il lungolago per il tempo necessario alla partenza degli ospiti. Ma, come ben si sa, chiudere quelle strade anche solo 5 minuti vuol dire gettare la città nel caos. Ed è quello che è successo e succede a ogni match a rischio.

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