Siamo ancora rossi  «Forte tendenza  all’aumento dei casi»

Siamo ancora rossi

«Forte tendenza

all’aumento dei casi»

Como: ieri altri sei decessi e 198 positivi in più. Ats: «Effetto del Natale, ma non c’è un’esplosione». Pronto soccorso: la situazione è tornata tranquilla

Altri 198 positivi e 6 decessi, e da domani siamo in zona rossa.

Per almeno due settimane la Lombardia torna in zona rossa, l’indice di contagio è troppo alto e la pressione sugli ospedali è preoccupante. Il bollettino di ieri segna a Como 198 nuovi contagi, nel panorama regionale seguiamo Milano (+518) dove rispetto ai tanti abitanti in realtà la pandemia è in una fase di raffreddamento, sono zone più calde Brescia (+326) e Varese (+270) come pure da giorni Mantova (+196).

Tre vittime in città

Il tasso dei positivi sui 26mila tamponi eseguiti è all’8,3%, non troppo elevato. Sono purtroppo deceduti altri 68 cittadini lombardi, di cui 6 a Como, 3 dei quali in città. Un numero ormai tristemente stabile. I lutti contati dall’inizio della pandemia nella nostra provincia sono 1542, di cui 871 da ottobre. Il virus si trasmette ancora in maniera esponenziale. Il tasso dei nuovi positivi ogni 100mila abitanti questa settimana nel comasco è arrivato a quota 225,1 rispetto ai 182,5 punti della scorsa settimana. Da 833 nuovi positivi di due settimane siamo passati a 1071 nei primi sette giorni d’inizio anno per raggiungere 1321 contagiati dal virus dal 9 al 15 gennaio.

La curva continua a salire, secondo i vertici dell’Ats Insubria c’è «una tendenza marcata all’aumento della pandemia». Ciò nonostante siamo distanti dalla realtà di ottobre e novembre. Questi indicatori però bastano a riportarci nella zona rossa. La misura del resto, spiegano medici e scienziati, deve avere una funzione preventiva, deve evitarci una drammatica terza ondata contenendo i contagi prima che gli ospedali si riempiano più di quanto siano già. In particolare l’indice Rdt, il numero delle persone che possono essere contagiate da un singolo positivo, è attorno all’1,3 quando il limite per l’espansione della malattia è 1. La media italiana è 1,09. Questo indice all’inizio di ottobre era pari a 4, quindi ogni positivo contagiava 4 persone e queste quattro altre quattro a loro volta in un’infinita catena. L’Rdt poi è sempre sceso fino a 0,5 a inizio dicembre, per poi risalire non in maniera lineare. Un picco a 1,2 il 12 dicembre, un altro picco a 1,7 il primo di gennaio, con un andamento oscillante, ma generalmente in crescita. I vertici di Ats Insubria temevano una terza ondata più netta. «Ipotizzando che i dati che leggiamo oggi siano lo specchio di ciò che è accaduto tra i giorni dello shopping e Natale – ha detto Giuseppe Catanoso direttore sanitario di Ats Insubria – la nostra zona rispetto per esempio a Mantova non vede una nuova decisa esplosione, ma un andamento altalenante sebbene tendenzialmente in salita».

Più numerosi anche i ricoveri

Dopo giorni difficili ieri il pronto soccorso del Sant’Anna e il pronto soccorso del Valduce sono rientrati alla normalità, pur avendo una gestione dei pazienti ancora complicata. I due ospedali avevano in sostanza chiesto alle autorità sanitarie di dirottare verso altri nosocomi le ambulanze meno urgenti perché le due strutture erano al completo. Se nel panorama lombardo la pressione nei nosocomi è abbastanza stabile a Como i ricoveri, non solo Covid, sono in aumento. Nella rete dell’Asst Lariana i pazienti positivi salgono a 237, al netto delle dimissioni soltanto il giorno prima i letti occupati erano 228.

Il Sant’Anna, quasi saturo, cura 171 positivi nei reparti di cui 12 in terapia intensiva più 6 bloccati in pronto soccorso. Al Sant’Antonio Abate di Cantù i contagiati sono 32, di cui 3 in rianimazione più uno nel reparto d’urgenza, i casi lievi sono 18 a Mariano e 9 in Napoleona.


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