Sociale, Peronese contrattacca  «Ora non provate a ricandidarvi»
Il notaio Francesco Peronese, presidente dei Palchettisti per 18 anni

Sociale, Peronese contrattacca

«Ora non provate a ricandidarvi»

Il presidente uscente ha scritto a tutti i 63 soci dopo le polemiche. «Toni accesi e fuori luogo, per dignità gli sfiduciati non si ripresentino»

Il notaio Francesco Peronese ha inviato una lettera ai 63 soci (incluso il Comune) firmandosi come «presidente dimissionario» e passando al contrattacco dopo essere stato sfiduciato dal consiglio di amministrazione al termine dell’assemblea dei Palchettisti del Teatro Sociale.

«In tale sede - si legge nella lettera inviata nella quale racconta la sua verità su quanto accaduto - a seguito di interventi di contenuti non veritieri, oltre che di toni accesi e fuori luogo di qualche componente del consiglio direttivo, l’assemblea, preso atto dell’impossibilità di un normale funzionamento del consiglio, ha sfiduciato sia i consiglieri in carica sia il presidente, chiedendo agli stessi di rassegnare singolarmente le dimissioni. Cosa che, volente o nolente, ciascun membro del consiglio ha fatto in modo espresso e univoco».

Vale la pena precisare che il consiglio, oltre che da Peronese stesso che ricopriva la carica da 18 anni, era composto dal vicepresidente Giorgio Carcano e dai consiglieri Martino Verga, Claudio Bocchietti, Massimiliano Mondelli e Roberta Di Febo (quest’ultima nominata dal Comune) a cui si aggiungono i revisori dei conti (Giovanni Casartelli e Andrea Passarelli). Nella sua lettera attacca poi invitando tutti coloro che si sono dimessi a non ripresentarsi per il nuovo consiglio, che dovrà essere eletto martedì dalla nuova assemblea. «Stando così le cose - si legge ancora - un minimo, non dico di dignità o di amor proprio, ma almeno di coerenza e di buon senso, sconsiglierebbe a ciascun membro sfiduciato e dimissionario, di chiedere nuovamente la fiducia alla stessa assemblea che, pochi giorni prima, gliel’ha revocata, evitando quindi alla prossima assemblea, una sua presenza imbarazzante almeno per la sua equivocità». .

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