Soldati in centro, commercianti a favore  «Deterrente per ladri e borseggiatori»
Como è stata inserita nel progetto nazionale Strade sicure

Soldati in centro, commercianti a favore

«Deterrente per ladri e borseggiatori»

Consensi alla decisione del Governo, da domani in servizio i quindici militari

Qualche dubbio sulle armi: «Non c’è allarme terrorismo, qui soltanto piccola criminalità»

L’annunciato arrivo, da domani, dei militari in città genera sentimenti contrastanti di sicurezza e inquietudine. In centro i commercianti chiedono più controlli, pochi però gradiscono i mitra. In attesa di comprendere come e dove l’esercito - 15 militari in tutto - verrà impiegato ecco le prime reazioni di chi vive e lavora in città. «Una novità gradita che tranquillizza - ragiona Giansilvio Primavesi, figura storica del commercio comasco - ma che allo stesso tempo ingenera un sospetto, il timore che esista un pericolo più grave. Diciamo che se il tema è quello della microcriminalità, dello scippo o dell’abusivo, allora è certo che la figura del militare disincentiva questo tipo di azioni. E però la mitragliatrice continua a farmi pensare al terrorismo, non al piccolo furto». Como è una città turistica, i turisti internazionali gradiranno la presenza dell’esercito? «Ormai tutte le città turistiche vedono una presenza fissa di militari - dice Elia Melandro, negoziante di via Natta -. Da Roma, a Milano, a Firenze, figurarsi a Parigi. L’impatto negativo può esserci, ma scacciando l’immagine del terrorismo internazionale questa misura può essere utile contro il crimine quotidiano». Il crimine quotidiano c’è a Rebbio e ad Albate, c’è sul lungo lago e in piazza Cavour. «La polizia locale non ha i numeri per controllare l’odierna città turistica che accoglie ogni giorno centinaia di migliaia di persone - commenta Paolo Piadeni, titolare delle profumerie Fragrans in piazza Duomo -. I militari possono presidiare la cattedrale, possono allontanare i borseggiatori, spero che potranno guardare anche i giardini a lago che sono davvero mal frequentati, io non ci porto più le mie bambine. Anche nelle stazioni, non solo San Giovanni, serve più controllo. Altrove forse no, non esagererei. Senza grandi militarizzazioni io leggo positivamente questa novità».

«Più sicurezza male non fa - dice Elena Genesoni, titolare del negozio La Borsetta in via Indipendenza -, certo i militari sono una novità, dunque potremo giudicare solo tra qualche mese». «Io sono molto contento - spiega Alberto Monti, titolare del negozio d’abbigliamento Agiemme in via Vittorio Emanuele -, in centro oggi raramente vediamo in azione le forze dell’ordine. Certo è un segno dei tempi e i tempi che viviamo non sono i migliori, ma dovendo fare i conti con la criminalità e la mancanza di sicurezza è meglio essere tutelati».

Qualche dubbio però resta. «Il mitra al collo incute un po’ di timore - aggiunge Marco Cassina, titolare di Peter Ci in piazza Duomo e presidente di Federmoda -. Diversamente le forze dell’ordine sono per strada per garantire il rispetto della legge e dunque sono uno strumento di sicurezza. Vedremo come nei fatti sarà strutturato questo intervento. Personalmente però non vedo nel centro storico ragioni di guerra o di terrorismo tali da richiedere l’intervento dell’esercito. Le armi spero non siano necessarie, basta la pistola della polizia e dei carabinieri senza arrivare all’estremo del militare in divisa». L’intervento deciso dal ministero dell’Interno, che sarà operativo prima di Pasqua, riguarda Como ma anche Trieste, due città di confine, una scelta non casuale.


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