Svizzera, la spuntano i “sì”: donne in pensione un anno dopo

L’altro voto Passa la riforma del sistema previdenziale sostenuta dal Governo di Berna - A partire dal 2024 le lavoratrici smetteranno di lavorare alla stessa età dei colleghi maschi

Per poco più di 32mila voti, dopo che a metà pomeriggio si era addirittura profilato il classico ribaltone, la Svizzera ha deciso di dar corso alla riforma della cosiddetta “Avs21”, che come prima misura vedrà l’innalzamento da 64 a 65 anni dell’età pensionabile per le donne. Provvedimento che riguarda anche le lavoratrici frontaliere.

Alla fine il “sì” ha prevalso con il 50,6%

Per dar corso alla riforma, serviva un doppio “sì”, ottenuto anche dall’altro quesito abbinato ovvero l’aumento dell’Iva per il finanziamento dell’Avs (approvato dal 55,1% degli aventi diritto). Di sicuro l’innalzamento dell’età pensionabile per le donne - che garantirà un risparmio di 1,2 miliardi di franchi da qui agli anni a venire - è stato tra i temi di gran lunga più dibattuti degli ultimi anni. Basti pensare che tra i Cantoni non vi è stata uniformità di voto, con il Ticino che - ad esempio - ha detto “no” alla riforma in maniera più che convinta (57,1%). Il “no” è arrivato anche dalla Svizzera romanda. E alla fine il “sì” ha prevalso con il 50,6% dei voti a favore.

Questa domenica elettorale ha dunque sancito che le donne in Svizzera dovranno lavorare un anno in più, andando così in pensione dal 2024 alla stessa età degli uomini.

La riforma interessa anche le lavoratrici frontaliere

Il “no” al provvedimento è arrivato ad un’incollatura dal classico colpaccio, con i favorevoli a questa riforma dell’Avs - il primo pilastro del sistema pensionistico svizzero - che all’inizio di questa combattuta campagna elettorale si attestavano addirittura al 59%. E dopo l’avallo delle urne, non sono tardate ad arrivare le reazioni a questa svolta (a suo modo) epocale. Via social, Giorgio Fonio, segretario regionale Ocst del Mendrisiotto e deputato a Bellinzona in quota Ppd ha parlato di voto che «penalizzerà in modo importante le donne».

Nel contempo, ha rimarcato il fatto che «nella delusione per l’esito del voto, non posso nascondere una certa soddisfazione per come si sono espressi sull’argomento gli elettori ticinesi, che hanno dimostrato una sensibilità diversa, respingendo in modo importante la riforma». Tra i commenti destinati a lasciare uno strascico - anche a livello politico - nelle prossime settimane figura quello del presidente dell’Unione sindacale svizzera, Pierre Yves-Maillard, il quale nel tardo pomeriggio ha confermato che «dividere in due il Paese su un quesito di questa rilevanza non è una buona idea. Ci saranno delle conseguenze».

Nella marcia di avvicinamento al voto il Governo aveva sostenuto che l’obiettivo della riforma «è quello di garantire l’equilibrio finanziario dell’Avs per i dieci prossimi anni e mantenere il livello delle rendite. E per fare ciò la prima misura riguarda l’armonizzazione dell’età di riferimento per gli uomini e per le donne a 65 anni».

Pare però che l’ultima parola non sia ancora scritta, con la possibilità concreta che l’argomento torni sotto la lente della politica.

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