Tavernerio, Ale e Silvia sposi
«Noi, due invisibili ma felici»

La storia Commovente cerimonia dai Saveriani. «Prima il matrimonio civile e adesso quello religioso. Un amore nato nel parco». Le parole di padre Carlo

Tavernerio, Ale e Silvia sposi «Noi, due invisibili ma felici»
Alessandro Caliari e Silvia Vullo durante la cerimonia che si è tenuta nel giardino della casa dei missionari saveriani di Urago
(Foto di (foto Bartesaghi))

«Oggi Silva e Ale vogliono dirci, come mi hanno chiesto espressamente di fare, che nessuna difficoltà della vita può fermare la forza dell’amore, che niente può impedirci di dire che la vita è davvero bella».

Con queste parole, rotte dall’emozione, padre Carlo Salvadori, dei Missionari Saveriani, ha racchiuso il senso del matrimonio tra Silvia Vullo, 38 anni, e Alessandro Caliari, 55 anni, che ieri nel parco dei Saveriani, a Urago di Tavernerio, hanno coronato il loro sogno d’amore con rito religioso. La coppia ha fatto parte di quelli che spesso impropriamente chiamiamo invisibili: le difficoltà della vita li hanno portati anche a fare vita di strada, eppure, nonostante i problemi e le vicissitudini, ieri hanno ancora una volta dato prova di forza e tenacia da vendere a chi li incontra. Il loro amore, come ha ricordato anche padre Carlo, è nato in un parco esattamente dodici anni fa, il 21 maggio 2010.

«Appena ti ho visto tu per me sei stato come un raggio di luce nelle tenebre, come una melodia dopo un lungo silenzio che sembrava non finire – ha sottolineato Silvia prima dello scambio degli anelli – Ho capito subito che tu eri il mio principe azzurro e non ti avrei mai cambiato con nessun’altra donna, perché, è vero, sono altruista, ma stupida no. E oggi siamo qui a consacrare anche con rito religioso il nostro amore».

La coppia, grazie agli aiuti di tanti amici e del mondo solidale del terzo settore, ora vive in una casetta di legno al camping tra Como e Grandate. Non mancano i problemi fisici e qualche difficoltà, ma il sorriso che questi sposi sanno donare è davvero unico. Sotto l’altare il ritratto di don Roberto Malgesini, ucciso nel settembre 2020, sacerdote martire della carità, che ha conosciuto e accompagnato anche Silvia e Ale. Attorno a loro l’amore fraterno di tante associazioni: i City Angels, “Como Accoglie”, il Gruppo Legami. Una vera famiglia, insieme a tanti volontari che hanno voluto organizzare al meglio questa giornata.

E padre Carlo, 41 anni, già missionario in Camerun in passato, ha celebrato un rito che, pur rispettando gli schemi, era calato nella vita e nella realtà della coppia e di questo momento. Ecco allora come canti canzoni di Giorgia o di Gabbani, per fare un esempio, e la preghiera dei fedeli, che rompe gli scritti precostituiti e permette a tutti di dire una propria preghiera. «Vi dobbiamo dire grazie perché ci avete davvero insegnato cosa sia il vero amore – ha chiosato padre Carlo – e cosa conti davvero nella vita». Pur nelle difficoltà, Silvia e Ale hanno sempre condiviso con altri le cose che ricevevano e la loro piccola casetta di legno è culla di ospitalità: «Noi riceviamo volentieri i nostri amici: venite a trovarci – chiosa Silvia – Grazie per tutto quello che avete fatto per noi in questa giornata unica». (Simone Rotunno)

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