Coronavirus: «Test sugli anticorpi, ci siamo  Il caldo? Dovrebbe aiutarci»
Il professor Massimo Clementi

Coronavirus: «Test sugli anticorpi, ci siamo

Il caldo? Dovrebbe aiutarci»

Intervista al virologo Massimo Clementi per l’inserto Salute&Benessere: «Stanno per partire i nuovi esami, con il via libera dell’Istituto superiore di sanità». «Ci aspettiamo che il virus in estate sia meno aggressivo e meno capace di trasmettersi. Proprio come i “cugini”»

«Secondo l’Istituto superiore di sanità è ancora presto per parlare di patenti di immunità ed esami rapidi per iniziare la famosa fase 2. Non ci sono al momento test affidabili». Parole di Massimo Clementi, virologo e ordinario di Microbiologia del San Raffaele.

Quali sono ad oggi gli strumenti che abbiamo a disposizione?

Abbiamo un test molecolare diretto, comunemente chiamato tampone. È un test che ricerca l’acido nucleico del coronavirus. È una ricerca molto specifica, che si concentra sull’Rna di questo particolare virus. E che, dopo l’infezione, ne identifica la negativizzazione. Il tampone è l’esame che fino ad ora ci ha consentito di gestire l’epidemia, riconoscere gli infettati e identificare i guariti.

Ci sono anche test sulla saliva?

Il virus è presente anche nella saliva, dunque la saliva può essere un materiale clinico da analizzare. È’ un metodo che si aggiunge al tampone.

E il nuovo test sierologico?

L’attesa, perché ancora di attesa si tratta, riguarda il test sierologico. Un prelievo che va ad analizzare gli anticorpi sviluppati dal nostro organismo in risposta al virus. Ne esistono già molti, basti dire che ne sono stati proposti al nostro Istituto Superiore di Sanità 108 differenti provenienti da Italia, Europa, Cina, eccetera. È in corso una valutazione e a breve arriverà la decisione. Alcuni sono già stati scartati perché considerati privi dei necessari requisiti.

Cosa avevano che non andava?

Serve specificità e sensibilità. All’interno del nostro corpo esistono già molti anticorpi che combattono i coronavirus. Dei virus comuni responsabili di influenze anche lievi che ci affliggono nel corso dell’inverno. Gli anticorpi che si creano in risposta a queste infezioni sono solo dei cugini di quelli utili a combattere il virus che ha scatenato la pandemia. Non devono interferire con i test. Credo che l’Istituto Superiore della Sanità abbia trovato il modo di superare gli ultimi ostacoli e stia per validare i primi esami.

Quindi i nuovi test non possono sbagliare?

La ricerca degli anticorpi può avere delle implicazioni medico legali non secondarie. Si certifica così che una persona ha superato la malattia e ne è diventata immune, dunque può andare per esempio a lavorare in sicurezza senza infettare altri individui. Su questi aspetti si è sollevata parecchia confusione, anche perché le varie Regioni hanno assunto linee diverse. Per questo i nostri laboratori hanno preferito attendere il pronunciamento definitivo dell’Istituto superiore di sanità.

Ma allora se supero la malattia non mi posso riammalare?

In linea di massima l’immunità acquisita nei confronti della maggior parte delle infezioni virali è permanente. Nel caso di questa specifica infezione dobbiamo tuttavia provarlo.

Sicuro al 100%?

I veri anticorpi necessari a battere la malattia sono quelli che neutralizzano il virus, impedendogli di legare ed infettare le cellule dell’albero respiratorio. Non sappiamo ancora con esattezza quanto sia duraturo il mantenimento di questi anticorpi, quanto a lungo persistano. È un’infezione che conosciamo da troppo poco tempo.

Allora arriveranno nuove ondate?

Le reinfezioni potrebbero essere in realtà ricadute di persone considerate guarite in tempi troppo rapidi.

Il vaccino è l’arma definitiva: ci vorranno davvero due o tre anni?

Queste previsioni sono calcolate con degli algoritmi matematici. Sono abbastanza freddo nei confronti di questi modelli che potrebbero non tenere conto di tutte le variabili che la realtà ha. È difficile dare a queste ipotesi un valore maggiore di un mero esercizio tecnico. Ad esempio bisogna pensare che il virus si adatta, geneticamente e fenotipicamente all’uomo. È atteso che il virus diventi via via meno virulento. Si tratta di un adattamento importante perché avremmo una minore percentuale di casi gravi, da terapia intensiva. Oltre a una minore capacità di trasmissione e quindi di contagio.

Il coronavirus si sta spegnendo?

Tutti i cugini del coronavirus, gli altri virus che provocano influenze e patologie meno gravi, di solito affievoliscono la loro capacità di trasmissione durante la stagione estiva.È un fatto, accade anche ai virus geneticamente molto simili al più temibile coronavirus. Sono agenti infettanti invernali e primaverili che infettano poco d’estate. Questi due elementi non sono calcolati dai modelli matematici che rimandano tra tre anni la sconfitta dell’epidemia.

Quindi vinceremo prima il virus?

Cercherei di essere ottimista.

Dobbiamo aspettare comunque il vaccino?

Il vaccino è indispensabile per chiudere la partita. Quando sarà testato e certificato però dovremo anche essere capaci di produrlo in fretta in grandissime quantità, per tutto il mondo.

Una volta vaccinati saremo forti e protetti?

Sì, ma solo contro questo coronavirus. Prima di questa pandemia ci sono stati altri eventi importati, come la Sars e altri virus che hanno investito l’Asia e l’Arabia. Salvo code e ritorni questi virus non si ripresenteranno più. Ma arriveranno altri virus diversi. Questa è una profezia semplice, non servono maghi. I coronavirus ci provano in continuazione. Si trasformano, diventano più forti. Passano da una specie all’altra. Non sono costruiti in oscuri laboratori, ma sono il prodotto del grande laboratorio che è la natura. Dunque dovremo attrezzarci e tenere alte le antenne.

Fare tesoro di questa esperienza drammatica?

Sì, mettendo da parte magari qualche farmaco buono oltre a qualche mascherina sempre nel cassetto.

Quest’autunno conviene fare il vaccino antinfluenzale?

Certamente. L’antinfluenzale ed anche l’anti pneumococco. Segnalo che in Germania c’è stata una campagna vaccinale anti pneumococco di grandissime dimensioni, che forse non ha una diretta relazione con il numero inferiore di morti registrato tra i tedeschi, ma che comunque ha un’importanza non secondaria. La copertura per esempio sugli over 65 dovrà essere intensa.

Siamo quasi alla fase 2, riapriamo?

La chiusura totale è più facile. È più complicato aprire, con delle regole da rispettare. Magari flessibili, da cambiare in base a come evolverà l’epidemia. Sperando ci sia un andamento favorevole. Le misure dovranno essere aggiornate in corsa. Il nostro vivere, i nostri comportamenti più sociali dovranno ancora mantenere una certa distanza.

Niente cinema, concerti, teatro?

Serve un metro, anzi un metro e mezzo di distanza. Le ricadute sulle relazioni saranno visibili nel primo periodo. Anche a scuola, dall’asilo all’università abbiamo una forte carenza di spazi, di aule, il distanziamento non è una cosa immediata. E fare affidamento assoluto alle tecnologie per le lezioni da distanza assicuro che funziona poco.

La nostra sanità ha reagito bene, compresa la Lombardia?

C’è stato un elemento di sorpresa, credo sia innegabile. Soprattutto sull’entità della diffusione. Nessuno, credo, poteva prevedere un’esplosione di casi così elevata. Valuteremo le cause. Intanto tutti i laboratori di virologia del nord Italia, da Torino a Trieste, stanno partendo con uno studio, promosso anche da noi, per monitorare la sequenza del virus durante l’evoluzione della epidemia.


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