Ticinesi multati giurano:  «Boicotteremo Como»
Tutto esaurito in città per l’edizione 2018 de La città dei balocchi

Ticinesi multati giurano:

«Boicotteremo Como»

Sanzionati per divieto di sosta durante i Balocchi lungo le mura hanno scritto al sindaco e ai vigili: «Puniti perché avevamo targa svizzera?»

Una coppia di automobilisti ticinesi multati per avere posteggiato in divieto vicino a Porta Torre nei giorni dei Balocchi, ha scritto una lettera piuttosto piccata al sindaco e al comando della polizia locale, anticipando addirittura l’intenzione di promuovere, tra la popolazione del cantone, una sorta di campagna di boicottaggio nei confronti della città.

La multa risale al pomeriggio di sabato 5 gennaio: «Avendo usato l’utilitaria con un porta bagagli sul tetto e non potendo quindi entrare in alcun posteggio sotterraneo, e dopo avere percorso più volte le strade con possibili posteggi esterni - hanno scritto i due ticinesi -, abbiamo optato per posteggiare nell’ultimo spiazzo esterno disponibile, unico “buco” di una fila di moltissime auto con targhe italiane parcheggiate in modo ordinato in piazza Vittoria. Essendo Como molto frequentata in questo periodo festivo, con un marcato fabbisogno di posteggi, abbiamo dedotto che fosse eccezionalmente possibile posteggiare in quella zona… Eravamo pure stufi di inquinare… Con sorpresa abbiamo trovato la multa (87.50 euro, ndr). La bella serata è stata in fretta rovinata. Dopo avere cenato, festeggiato e acquistato merce ai mercatini, ecco che Como ci ringrazia… Tutte le auto sono state multate? Oppure solo la nostra con targa svizzera? E dove sta la tolleranza per eventi e situazioni speciali? Triste davvero. Siamo senza parole».

La replica del comando della polizia locale - che dalla Svizzera, in questi giorni, ha ricevuto una decina di lettere dal contenuto più o meno analogo - non si è fatta attendere: «Nel periodo in cui avete visitato la città di Como - hanno risposto via mail dagli uffici di viale Innocenzo -, il traffico veicolare e pedonale ha avuto picchi elevati di intensità e alcune aree in cui vige il divieto di sosta sono state invase da veicoli. Questa situazione potrebbe avervi indotto nell’errore di pensare che lungo tali aree la sosta fosse consentita. Purtroppo non era così, per cui l’intervento di questo Comando è stato un obbligo e la sanzione risulta quindi legittima, in quanto la segnaletica posta in essere qualifica la zona come “Zona a traffico limitato”. Possiamo assicurare che, purtroppo, sono stati centinaia i veicoli sanzionati, sia con targa italiana che con targa estera».

Lungi dal ritenere la spiegazione esaustiva, la coppia ticinese ha contro replicato quanto segue, allegando lezioncina e promessa di conseguente boicottaggio: «La risposta non è per nulla soddisfacente e pure contradditoria - hanno scritto -. Se centinaia di persone sono state multate, significa che i posteggi non erano sufficienti, allora dovreste limitare gli accessi… Evidentemente il problema è di fondo. Se non potete accogliere i visitatori impeditene l’accesso. Troppo comodo avere turisti che lasciano soldi all’industria alberghiera, e non solo, per poi multarli. Questa situazione è intollerante, allora ci organizzeremo per evitare Como. Non pensiamo sia un nostro problema personale, quindi cercheremo le vie adeguate per far conoscere alla popolazione almeno ticinese la problematica». Stupisce, e per certi versi induce anche a un sorriso, la constatazione della specularità di accuse che in genere sono gli italiani a muovere nei confronti dei loro vicini. Cioè, udite udite: questi adombrano il sospetto che la polizia locale soltanto loro abbia sanzionato e soltanto loro in quanto ticinesi, e che gli altri, con targhe italiane, siano stati risparmiati.

Così è impossibile non tornare con la memoria al licenziamento della giovane manager italiana con casa a Lugano cui l’azienda svizzera presso la quale era impiegata - la Avaloq di Boggio - aveva dato il benservito, a inizio dicembre, per un post su Instagram in cui la nostra connazionale lamentava di essere stata multata in quanto, appunto, italiana.

L’unica differenza è che, da questa parte del confine, di ticinesi da licenziare per vendetta non ne abbiamo. Tutt’al più potremmo ipotizzare un auto licenziamento in massa dei nostri connazionali impiegati di là. Il Ticino chiuderebbe bottega, ma sarebbe una crudeltà sproporzionata all’offesa. In fondo il nostro è un Paese democratico, in cui muovere una critica (civile) alla polizia locale non è ancora un reato.


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