Truffa, l’architetto vip rischia il carcere
Definitiva la condanna per l’architetto comasco Mario Margheritis, finito sotto accusa per truffa

Truffa, l’architetto vip rischia il carcere

La Cassazione ha respinto il ricorso di Margheritis. I servizi sociali per evitare la cella. Il professionista deve pagare anche 400mila euro di provvisionale. E la parte civile gli notifica l’atto di precetto

Costa cara all’architetto comasco Mario Margheritis quella serra venduta come soggiorno senza poterlo essere. La corte di Cassazione, ultimo grado di giudizio possibile, ha infatti respinto il ricorso dell’avvocato difensore del noto professionista e condannato in via definitiva l’imputato a 6 mesi di carcere senza sospensione condizionale della pena. Ovvero, tradotto: Margheritis rischia di dover scontare la condanna in prigione, a meno che non chieda (e che gli venga concesso) l’affidamento in prova ai servizi sociali.

La sentenza con la quale l’architetto è stato bollato in via definitiva, dai giudici della Suprema corte, come truffatore riguarda infatti la compravendita di una serra all’interno dell’incantevole dimora dell’Ottocento inserita nel parco regionale della Spina Verde. Un affare edilizio-immobiliare che ha partorito ben due processi penali a carico di Margheritis e almeno una causa civile.

In sostanza il professionista comasco è stato riconosciuto colpevole di aver raggirato l’acquirente di un lussuoso appartamento di Villa Eros assicurando che l’immobile, del quale faceva parte anche una serra, avrebbe facilmente ottenuto dal Comune, tempo un mese dalla stipula del contratto, il cambio di destinazione d’uso da “serra” (appunto) ad “abitazione”. Superfluo dire che la certezza dell’architetto è evaporata di fronte alla rigida realtà normativa, ancor più rigida per il caso di Villa Eros in quanto inserita in un contesto tutelato com’è il parco regionale della Spina Verde.

Margheritis, per il tramite del suo avvocato Nicola Campana, si è sempre professato innocente e ha invocato la buona fede per sostenere l’insussistenza dell’accusa di truffa. La corte d’Appello prima e la Cassazione poi, confermando la sentenza di condanna del giudice di primo grado a Como, ha invece sottolineato come «la parte offesa» abbia «sottoscritto» il contratto «solo alla luce» delle garanzie di «ottenimento del cambio di destinazione d’uso» e che Margheritis «non può certo invocare la propria buona fede poiché in virtù delle norme urbanistiche all’epoca vigenti, da lui ben conosciute, tale cambio non era consentito».

Margheritis è stato anche condannato a pagare alla parte civile (assistita dall’avvocato Arnaldo Giudici) una provvisionale di 400mila euro, cifra sulla quale è stato chiesto ora un atto di precetto. Se entro fine mese il professionista non provvederà al pagamento della somma, rischia di partire a suo carico una procedura di esecuzione.


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