Un miracolo chiamato Padre Ambrosoli. «Il suo sorriso ha salvato migliaia di vite»

Il ricordo Amici, parenti e religiosi hanno ricordato il religioso che sarà beatificato tra un mese. La nipote: «Una persona solare e lieve che non faceva gravare sugli altri la solitudine e la fatica»

Un miracolo chiamato Padre Ambrosoli. «Il suo sorriso ha salvato migliaia di vite»
Giovanna Ambrosoli e Filippo Castellano alla serata “La via del bene” dedicata a padre Ambrosoli
(Foto di butti)

Lasciò un sicuro avvenire nell’azienda familiare del miele e delle caramelle a Ronago per immergersi nel fango del dolore e e addolcire la vita di tanti disperati. Como ha avviato venerdì sera un percorso sulla “via del bene” missionaria al servizio degli altri tracciata da Padre Giuseppe Ambrosoli, scomparso nel 1987 (nel 2023 il centenario della nascita). Cammino che culminerà nella beatificazione prevista nella “sua” Kalongo, nell’Uganda settentrionale, il 20 novembre, con rito celebrato dal cardinale Oscar Cantoni. Nella biblioteca “Paolo Borsellino” di Como si sono susseguite le immagini di un video a cura del giovane Filippo Castellano sulla biografia del futuro beato riproposto al Broletto in una mostra documentaria il 4 dicembre. E a seguire toccanti e commoventi testimonianze di colleghi e amici - compreso il parroco di Ronago don Sandro Vanoli - che hanno condiviso la storia, il carisma e la figura di Padre Giuseppe come uomo di fede, sacerdote e chirurgo.

«Era una persona allegra, solare e lieve, che non faceva gravare sugli altri la solitudine e la fatica»

«Questa mia scelta è un’avventura meravigliosa» aveva detto Giuseppe e la nipote Giovanna Ambrosoli, presidente della Fondazione Ambrosoli lo ha ricordato raccontandone l’umiltà, la concretezza («era un uomo del fare») ma anche la mitezza e la serenità («persona allegra, solare e lieve, che non faceva gravare sugli altri la solitudine e la fatica»). Oggi il “suo” ospedale di Kalongo cura ogni anno 50mila persone di cui il 70% donne e bambini, grazie anche alla scuola di ostetricia “ST. Mary” fondata da Ambrosoli nel 1959.

«Fu grazie al ginecologo Erik Domini che la famiglia pregò con l’immaginetta di padre Ambrosoli in mano e fu soprattutto grazie a Domini che il miracolo fu documentato»

Padre Egidio Tocalli, medico e comboniano, in biblioteca ha ricordato il miracolo che porta alla beatificazione: la ventenne   Lucia Lomokol nel 2008 era spacciata: un figlio morto da tre giorni nel ventre la condannava al coma settico. «Fu grazie al ginecologo Erik Domini che la famiglia pregò con l’immaginetta di padre Ambrosoli in mano – ha ricordato Tocalli - e fu soprattutto grazie a Domini che il miracolo fu documentato». Un medico, Ambrosoli, che «arrivava a riciclare i guanti operatori come lacci per gli stipendi e invitava a non sprecare il filo da sutura» ha ricordato Giuliano Rizzardini (direttore del reparto malattie infettive dell’Ospedale Sacco) intervenuto con la moglie Beatrice Giordani. I due allora giovani medici lasciarono onori e carriera in Europa per condividere con Ambrosoli il sacrificio d’amore cui chiama l’Africa: «È stato un papà» ha ricordato Beatrice che a Kalongo diede alla luce la figlia Barbara. I coniugi furono a fianco di Ambrosoli durante il momento più drammatico per Kalongo e l’Uganda, la sanguinosa guerra civile. Un faro per i giovani di oggi, proprio nel segno del fare, è il nostro futuro beato, come ha rimarcato Franco Ronconi, presidente dell’Azione Cattolica di Como. E come risuonano profetiche e attuali nei tempi bui di oggi le parole di Ambrosoli del 1986: «Tutti questi sconvolgimenti ci aiutano a sentire tutta la nostra debolezza, la nullità delle nostre sicurezze umane e quindi capire che solo in Dio dobbiamo porre le nostre speranze».

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