Una vita nei vigili del fuoco
In pensione dopo 41 anni

Una vita nei vigili del fuoco In pensione dopo 41 anni
Giovanni Molinaro, entrato nei vigili del fuoco l’1 settembre 1980

Oggi, 41 anni fa, vestiva per la prima volta la divisa dei vigili del fuoco. E oggi, 41 anni dopo, la toglie per l’ultima volta. Nel mezzo migliaia di interventi di soccorso, di vite salvate, di commozione, di missioni per alluvioni e terremoti. Il comando dei pompieri di via Valleggio perde un pezzo della sua storia: da oggi inizia la pensione di Giovanni Molinaro, sessant’anni appena compiuti, caporeparto dei vigili del fuoco di Como e per decenni caposquadra operativo sul campo.

I colleghi del turno D, il suo turno storico, assicurano che l’ultimo giorno di servizio, anzi l’ultima notte di servizio, Giovanni ha pianto. Quando, uscito dalla caserma, ha trovato ad accoglierlo tutti i mezzi schierati con i lampeggianti e le sirene accese.

«Questo è il lavoro più bello del mondo» assicurava Giovanni a tutti quelli che gli chiedevano com’era fare (anzi: com’era essere) il vigile del fuoco. Dove c’era bisogno, lui ha risposto sempre presente. Nel terremoto dell’Irpinia così come in quello a L’Aquila, dove l’8 aprile 2009 con la sua squadra, mentre si trovava sotto le macerie di una casa di cinque piani crollata, a tentare di raggiungere il corpo di un giovane di 23 anni sepolto dopo il sisma, la terra era tornata a tremare. Avevano temuto il peggio quelli che erano fuori ad assistere ai soccorsi. Ma qualche istante dopo lui e i suoi uomini erano usciti, togliendosi la polvere dal volto e Giovanni aveva mosso una mano per rassicurare i presenti: ma che pericolo. Il lavoro dei pompieri è così, sembrava volerti dire. Oggi, fuori da quella casa che non c’è più, c’è una cappellina in ricordo delle vittime e davanti c’è un mezzo dei vigili del fuoco in miniatura.

Di terremoti ne ha visti, Molinaro: Brescia e Modena, Marche e poi ancora l’alluvione in Valtellina e quella di Genova.

Tommaso, Marcello, Massimiliano, Antonio, Ferruccio, Alessandro e tutti gli uomini del suo turno lo ricordano soprattutto per come si rivolgeva a loro alla fine di un soccorso andato bene: «Ogni volta, immancabilmente, si girava verso di noi e ci diceva “Bravi ragazzi, ottimo lavoro”».

In 41 anni è stato testimone degli eventi di cronaca che hanno segnato il nostro territorio. Uno su tutti: il disastro aereo a Conca di Crezzo, quando nel 1987 un aereo di linea si schiantò sulla montagna.

«Ci ha sempre spiegato che oltre a essere il lavoro più bello del mondo, il nostro, è anche quello dove la gratitudine delle persone è più sincera di altri: “Il grazie che qualcuno ti dice alla fine di un intervento arriva diritto dal cuore, non è finto” di diceva».

Nell’ordine di servizio con cui preannuncia il suo pensionamento, il comandante provinciale uscente dei vigili del fuoco ha scritto: «Persona disponibile e competente ha dimostrato sempre desiderio di mettersi in gioco nonché notevole attaccamento alla divisa».

I suoi “uomini”, quelli del suo turno, invece lo definiscono così: «È rispettoso di tutti, dal più anziano all’ultimo arrivato. Anche se era uno juventino sfegatato, ci mancherà moltissimo».

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