«Vasetti di yogurt in faccia Preso di mira perché immigrato»
L’incontro al don Guanella sull’immigrazione

«Vasetti di yogurt in faccia
Preso di mira perché immigrato»

Como

Lo scorso 22 dicembre, di sera, mentre pedala per raggiungere l’albergo dove lavora, in via Borgovico, all’altezza di Villa Olmo, un’auto lo affianca. In un attimo Jonathan si ritrova ricoperto di yogurt. Non può tornare a casa a cambiarsi, arriverebbe in ritardo e quindi, continua a pedalare. Passano cinque minuti e l’auto, la stessa, lo affianca nuovamente e di nuovo parte il lancio di yogurt.

Agli amici non dice nulla, è quasi Natale e non vuole rovinare le feste a nessuno. In compenso, la storia la racconta al pubblico intervenuto mercoledì sera all’auditorium Don Guanella, per la presentazione dell’ultimo Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes.

Jonathan Crentisil Bionne

Jonathan Crentisil Bionne

Jonathan Crentisil Bionne ha 27 anni, è del Camerun ed è in Italia da tre anni. Nel suo Paese ha lasciato la mamma e due sorelle, una più grande e una più piccola. È sopravvissuto al carcere in Libia e al viaggio in mare; dopo lo sbarco in Sicilia, è arrivato a Milano e subito dopo a Como dove è stato accolto dai Padri Somaschi. Oltre alla storia dello yogurt, il giovane ha raccontato altri due episodi. Poco tempo fa, ad esempio, è stato avvicinato da tre ragazzini che gli hanno chiesto dell’erba: «Normale no? Sei nero e quindi sei uno spacciatore». L’altro episodio ha a che fare con un bus della linea 6: «Se alla fermata sono solo e alla guida del bus c’è un determinato autista - racconta - è sicuro che il bus non si ferma. Mi è successo cinque volte la sera e una volta di pomeriggio. Pochi giorni fa, l’autista l’ho incontrato per strada e l’ho fermato. Ha fatto finta di niente e mi ha detto di agitare bene il biglietto. Voleva anche offrirmi un caffè ma ho detto “no grazie”». Al pubblico Jonathan ha spiegato anche cosa significhi per lui accoglienza: «Accoglienza è qualcuno che ti ascolta e con cui puoi parlare». A Como ha incontrato due sorelle, Raffaella ed Elisabetta che sono diventate, dice, «le mie mamme». Qui si trova bene: «So che ci saranno situazioni difficilissime da gestire ma il mio morale è d’acciaio. E poi, dopo che mi sono arrabbiato, per me è finita lì, non porto mai rancore». Oltre al lavoro, Jonathan fa il cantante e l’attore e, quanto ai sogni, confida: «Vorrei avere una famiglia».


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