Il Comune: «Via il battello gelateria»    Il proprietario: «Da lì non si muove»

Il Comune: «Via il battello gelateria»

Il proprietario: «Da lì non si muove»

Il Comune vuole rimuovere il battello in stato di abbandono da anni. Sangiorgio: deciderà un giudice

Il Comune di Como vuole rimuovere il battello gelateria. La decisione di spostare definitivamente il battello chiuso ormai da sette anni, è stata presa ieri dalla giunta su proposta dell’assessore Marcello Iantorno: «Procederemo con urgenza nei prossimi giorni a dare incarico a una società competente per rimuovere e trainare il battello in una opportuna struttura di deposito per almeno 30 giorni dopo di che si procederà nei modi di legge», ha spiegato Iantorno.

Il bar gelateria “Battello del Lario” è al centro di un interminabile contenzioso che vede di fronte Palazzo Cernezzi e la società titolare dell’esercizio commerciale ospitato dal natante che, ormai da anni, è in totale stato di abbandono. Sullo sfondo del contenzioso il cantiere per le paratie che ha portato alla chiusura della gelateria e a un braccio di ferro fatto di ingiunzioni, ricorsi e cause.

L’ultima risale allo scorso anno, quando il Tar ha respinto la richiesta di risarcimento danni presentata dalla ditta Battello Lario snc di Caramelli Cristina contro il Comune.

«È una situazione grave e non più tollerabile il mantenimento di una occupazione abusiva dell’area portuale di un battello in pessime condizioni che rischia anche l’autodemolizione con grave rischio per l’acqua e l’ambiente, incorrendo così in altri illeciti - sono le parole dell’assessore Iantorno - Cercheremo di procedere in modo spedito per risolvere questa lunga situazione di abusivismo. L’ufficio legale del Comune sarà» inoltre «sollecitato a recuperare il debito di oltre 29mila euro maturato fino al 2015», ovvero il mancato pagamento dell’indennità di occupazione dal 2007 al 2015.

Dal canto suo Egidio Sangiorgio, proprietario del battello gelateria, replica: «Da lì il battello non lo spostano finché a dirlo non sarà un giudice. E sul caso pende ancora il nostro ricorso al Consiglio di Stato». E sul rischio di “autodemolizione” replica: «Sei mesi fa alcuni amici sub si sono immersi per controllare le lamiere e sono a posto. Non c’è alcun pericolo».


© RIPRODUZIONE RISERVATA