Viadotto, il Comune ammette l’errore  «Timbro assente, ma tutti sapevano»
Il viadotto dei Lavatoi al centro di una controversia legale in Tribunale

Viadotto, il Comune ammette l’errore

«Timbro assente, ma tutti sapevano»

La consulenza del 2009 sui lavori da fare sul ponte non è mai stata protocollata

La consulenza che nell’estate 2009 imponeva interventi entro l’autunno, per evitare che il viadotto dei Lavatoi si riducesse com’è ridotto, non è mai stata protocollata formalmente dal Comune di Como. Ad ammetterlo - nero su bianco - è l’ufficio legale della stessa amministrazione cittadina in una memoria difensiva depositata in Tribunale, in vista della seconda udienza - domani - per l’accertamento tecnico chiesto sul ponte danneggiato che collega via Oltrecolle alla Canturina. Secondo i difensori dei 10 soggetti potenzialmente chiamati a rispondere dei danni, l’assenza di quel timbro rende nulle le accuse del Comune. Che replica: «La relazione è stata acquisita. Non si capisce come si possa dire che non esiste perché non protocollata».

Non è detto che domani, quando il presidente del Tribunale scioglierà le questioni preliminari sulla controversia aperta da Palazzo Cernezzi nei confronti di costruttori, collaudatori, ex dirigenti del settore reti e strade ed ex assessori competenti sui lavori al viadotto, la vicenda del timbro trovi una risposta definitiva. Si potrebbe anche decidere di procedere all’accertamento tecnico, in attesa di una decisione nel merito se e quando dovesse aprirsi la causa legale vera e propria.

In parole povere l’importanza del passaggio consiste in questo: nel giugno 2009 l’ingegner Antonio Capsoni realizza una consulenza per segnalare la necessità da un lato di interventi urgenti sul ponte, dall’altro di ulteriori lavori entro l’autunno successivo per evitare che i danni potessero peggiorare.

Sulla base di quella raccomandazione disattesa, ora, il Comune si appresta a chiedere i danni a una decina di persone accusate di non essere intervenute, come consigliato dall’esperto. È chiaro che - è la posizione dei difensori - se quella relazione non era nota, difficilmente qualcuno potrebbe essere chiamato a risponderne. Ma nella memoria sul caso viadotto l’ufficio legale tocca un altro punto scottante del procedimento che si è aperto in Tribunale: l’elenco delle persone che potenzialmente potrebbero dover rispondere dei mancati lavori e - quindi - dei danni all’infrastruttura.


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