Villa Geno, al lido una giungla  E di notte diventa rifugio  per gli sbandati
Il lido di Villa Geno come appare visto dal lago

Villa Geno, al lido una giungla

E di notte diventa rifugio

per gli sbandati

Il caso dell’impianto comunale abbandonato. La consigliera Ada Mantovani: «Almeno taglino l’erba e c’è un problema sicurezza»

Struttura chiusa e abbandonata da mesi con il prato utilizzato dai comaschi per prendere il sole trasformato in una giungla. Sono queste le condizioni del lido di Villa Geno dopo il bando comunale andato a vuoto che denuncia la consigliera del gruppo misto Ada Mantovani, che domani sera porterà il tema in aula. Riferirà anche di segnalazioni «sulla presenza di persone all’interno della struttura che meritano di essere approfondite, anche per questioni legate alla sicurezza e sottoporrò lo stato dell’immobile all’assessore al Patrimonio Francesco Pettignano». Lo spazio, del resto, è abbandonato e ci si può introdurre con una certa facilità sia dal lago, ma anche dalla zona attigua alla fontana in fondo a viale Geno.

È vero che attualmente lo spazio è inutilizzato dopo il bando non assegnato, ma lo spettacolo che si vede mostra come in questi mesi non sia mai stata tagliata neppure l’erba per garantire un po’ di decoro alla proprietà di Palazzo Cernezzi.

«La delusione - dice Mantovani - è duplice nel notare il lido di Villa Geno nelle condizioni in cui attualmente versa. In primo luogo perché a causa dei ritardi accumulati nella pubblicazione del bando e nella successiva selezione delle offerte, poi giudicate inaccoglibili per questioni formali, non si è arrivati in tempo utile per la stagione estiva alla riapertura della struttura, privando così innanzitutto i nostri cittadini del godimento di un luogo tanto amato e apprezzato».

Ma non solo: «In secondo luogo - aggiunge la consigliera - ciò che mi rammarica è lo stato di totale incuria in cui versa la zona fronte lago del lido: questo significa non avere cura della manutenzione dei nostro patrimonio comunale e offrire, nel contempo, un’immagine sciatta e degradata di uno degli affacci più belli del primo bacino del nostro lago, così tanto blasonato e visitato».


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