Virus, un anno fa il primo ricovero  Da allora 1.700 vittime nel Comasco
Volontari della Croce rossa impegnati nell’emergenza covid

Virus, un anno fa il primo ricovero

Da allora 1.700 vittime nel Comasco

Il 22 febbraio al Sant’Anna un paziente da Lodi - E in poche settimane i degenti diventarono più di mille - Il primario: «Una sfida a un male che non conoscevamo»

Como

Di coronavirus, di Wuhan, si parlava già, ma la pandemia sembrava soltanto una paura lontana. Fino alla metà di febbraio dell’anno scorso nessuno pensava che si sarebbe concretizzato uno scenario capace di cambiare le nostre vite.

Il 17 un uomo di 38 anni si presenta all’ospedale di Codogno con una leggera polmonite. Dimesso, torna in pronto soccorso due giorni dopo in condizioni gravi. Grazie all’intuizione di un’infermiera viene effettuato il tampone e si scopre quello che passerà alla storia come il “paziente 1”.

In provincia di Como il primo caso di paziente positivo al coronavirus e ricoverato risale al 22 febbraio. Esattamente un anno fa. Proviene proprio da Castiglione d’Adda e viene trasferito d’urgenza al Sant’Anna, nel reparto di Malattie infettive.

L’Asst Lariana ricostruendo l’arrivo della pandemia sul nostro territorio in un dossier scrive: «Il primo ricovero presso il presidio del primo paziente Covid positivo proveniente da Castiglione d’Adda entra il 22 febbraio nel reparto di Malattie infettive e tempestivamente, per le gravi condizioni di salute, viene trasferito nella terapia intensiva». Due giorni dopo se ne registra il decesso. Il 25 febbraio arriva al pronto soccorso di San Fermo un uomo positivo residente nel varesotto.

Il giorno dopo, il 26 febbraio, nello stesso reparto d’emergenza viene trattato il primo cittadino comasco con diagnosi accertata da Covid. Era una donna, residente in provincia. Nei primi giorni di marzo è tracciato con un tampone il primo cittadino comasco positivo residente in città, un settantenne. Mentre il primo comasco ad entrare per Covid in terapia intensiva il 10 marzo è stato un uomo della Tremezzina, ricoverato prima a Menaggio e quindi spirato in ospedale a San Fermo il giorno 17. In poche settimane il solo Sant’Anna tratta oltre un migliaio di malati.

Sono state settimane di crescente paura, di tamponi inesistenti, di mascherine introvabili. Un anno che ci ha cambiato, dentro ad un tunnel dal quale non siamo ancora usciti. «Il primo paziente trasferito al Sant’Anna non era nemmeno particolarmente anziano - ricorda Andrea Lombardo, primario della terapia intensiva del Sant’Anna – eravamo spaventati dalla novità, da un male quasi del tutto sconosciuto. Ma soprattutto dai numeri, che crescevano rapidamente in maniera esponenziale. Era chiaro che dovevamo organizzarci in fretta in maniera diversa. Salvo le malattie infettive il resto del nostro ospedale, come tutti gli altri, non era attrezzato per gestire una pandemia. Isolamenti, percorsi, dispositivi. E’ stata una corsa che più volte si è adattata cercando di garantire sempre anche tutti gli altri fabbisogni esistenti. E non è ancora finita».

In un anno le vittime in provincia di Como sono state più di 1.700 e sono numeri sottostimati. Come un intero paese. Se ne sono andati tantissimi nonni, ma non solo.


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