"Quell'ultimo viaggio oltre il muro"

Lo racconta il fotoreporter Enzo Pifferi, che nel 1989 vi si recò per un libro

Incaricato di preparare un libro sulla città di Berlino, decisi di non prendere l’aereo da Francoforte ma di andare in auto. Berlino si trovava all’interno della Germania comunista e vi si poteva accedere via terra attraverso una autostrada di circa 100 km, un corridoio che tagliava la Germania dell’Est, sorvegliatissimo da garitte militari.
Al confine tra le due Germanie un poliziotto mi osserva da sotto la visiera confrontando il mio aspetto con i connotati riportati sul passaporto, gira e rigira le pagine con molta calma, l’aspetto arcigno e lo sguardo freddo che mi fanno pensare ad un militare inviato direttamente dall’Urss. Pago il pedaggio, rigorosamente in dollari americani, mostro la prenotazione di un albergo nella Berlino est, e quindi sotto la sua bandiera.
Così dopo un ultimo sguardo all’interno della vettura mi appone un timbro sul passaporto e posso finalmente partire. Ma nulla di più sbagliato del pensare di essere finalmente libero. Tutto il mio tragitto è monitorato dalle garitte e nel corso di questo e altri viaggi a Berlino sono riuscito a collezionare ben tre multe: una perché non avevo allacciata la cintura di sicurezza (da noi non era ancora in uso), una perché avevo superato di poco il rigido limite di velocità imposto ed una perché avevo sbagliato l’uscita dall’autostrada. Se non ricordo male non vi era una chiara indicazione di Berlino Ovest, semplicemente era ignorata.
Di fatto i rifornimenti della città erano garantiti dai collegamenti aerei con il resto del mondo perché il muro racchiudeva Berlino Ovest isolandola dalla terra comunista che la circondava e ciò al fine di impedire la fuga degli abitanti dell’Est. Per meglio seguire il percorso del muro, affitto una bicicletta e credo di averne percorso quasi tutto il perimetro ma il freddo e la neve mi costringono a tralasciare alcuni tratti. In alcuni punti il muro si snoda in periferia, in località disabitate, dove non arrivano i turisti ma nemmeno i berlinesi dell’Ovest: a loro non interessa curiosare in tratti troppo pericolosi. Abbandono la bicicletta e mi inoltro in una zona boschiva sempre a ridosso del muro: in alcuni punti i blocchi di cemento sono sbriciolati ed una fessura è abbastanza larga da permettermi di osservare senza essere assolutamente notato. I muri sono due e fra l’uno e l’altro si trova un ampio corridoio di sabbia rastrellata tutta in una direzione in modo che nessuno possa passare senza lasciare impronte. Inoltre il filo spinato corre lungo la parte più alta del manufatto in cemento mentre più sotto ad altezza d’uomo, due fili quasi invisibili portano corrente dato che ci sono degli isolanti in ceramica bianca. Ho modo di documentare tutto, fotografando anche una garitta militare al di fuori del percorso di sabbia e due guardie armate, i vopos, che con passo lento percorrono un piccolo tratto, avanti e indietro. Poi sopraggiunge una motocicletta con altri due militari, parlano ad alta voce, fumano una sigaretta, continuano il discorso guardandosi attorno. La coppia di vopos non erano mia composta dagli stessi militari che venivano ogni giorno cambiati per evitare che si accordassero per la fuga. Al mio rientro in città, racconto quanto ho visto e mi viene spiegato che è stato molto imprudente quello che ho fatto perché quei buchi sono provocati dalle armi dei militari che non amano occhi indiscreti e sparano con molta facilità. Sopra la testa lo stesso cielo ma sotto, una accanto all’altra due parti di una stessa città che non potrebbero essere più diverse. Mi colpiscono i grande spazi silenziosi di Berlino Est mentre si può sentire il rumore di sottofondo dell’altra Berlino, la città ricca e festosa, dalla intensa vita notturna, le auto lussuose, i locali alla moda, i negozi delle griffe più prestigiose. Ma non solo i rumori contraddistinguono le due città, molto particolare è anche l’odore di Berlino. Nella Berlino Est l’olfatto cattura l’acre odore del carbone utilizzato per cucinare e per riscaldarsi nei freddi inverni mentre da Ovest giunge il profumo dei ristoranti e delle frequentatissime pasticcerie le cui vetrine esibiscono torte e montagne di dolciumi. Anche i muri di fatto sono due, divisi da una striscia di terra e molto diversi tra loro. È vero che i berlinesi, soprattutto i giovani, in capo a qualche decina d’anni si sono abituati a quel serpentone ma raggela il sangue a chi se lo vede davanti per la prima volta. Piazze, vie, case, tramvie e ferrovie: tutto interrotto in quel lontano 1961. Mentre non è possibile avvicinarsi al muro nella zona est, nella Berlino ovest, il grigio muro è stato ricoperto da coloratissimi graffiti ed ogni giorno nel settore americano gruppi di berlinesi si ritrovano presso il passaggio Check Point Charlie per contestare il sistema di Honecker, il presidente della Germania dell’Est fuggito a Mosca dopo il crollo del muro. Nei pressi si trova una sorta di museo con le immagini delle più rocambolesche fughe dall’est.
Anch’io più volte sono transitato da questo valico e ricordo che al rientro nella zona ovest i controlli della mia auto erano minuziosissimi e veniva passato un carrello con lo specchio anche sotto la vettura. Ho avuto comunque modo di fotografare entrambe le città e devo dire che la parte più antica, ricca di storia e di bei palazzi, si trovava nella zona est anche se in parte erano semidistrutti dal bombardamento del 1945 e la maggior parte avevano le facciate crivellate dai proiettili. All’ovest la città era già riedificata con palazzi modernissimi. L’ultimo mio viaggio fu nel giugno del 1989, ma mai avrei immaginato che il muro sarebbe caduto pochi mesi dopo.
Enzo Pifferi

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