Lunedì 23 Novembre 2009

Tommaso Moro,
tra etica e politica

di Davide G. Bianchi

Thomas More è autore di una delle due opere fondamentali che stanno alla base della politica moderna: Utopia, libro apparso nel secondo decennio del Cinquecento, quasi contemporaneamente al Principe di Niccolò Machiavelli. Utopismo, da un lato, realismo dall’altro: la realtà come vorremmo che fosse, le cose come stanno realmente. Nell’età moderna la politica ha costantemente oscillato fra questi due opposti, intesi come punto di coagulo di un’interpretazione il cui l’accento viene alternativamente posto sullo spirito di servizio dell’impegno pubblico, da parte di idealisti e utopisti, oppure sul gusto e il compiacimento che il potere fatalmente regala a chiunque gli si avvicini, agli occhi di chi guarda al potere con disincanto e realismo. Ma perché nel 2000 papa Giovanni Paolo II ha proclamato More patrono dei governanti e dei politici? Per rispondere è necessario richiamare alcuni elementi biografici che lo riguardano. Inglese, amico delle lettere classiche e sodale del più grande umanista del suo secolo, Erasmo da Rotterdam a cui dedicò Utopia, More ebbe la sfortuna di vivere sotto Enrico VIII. Come è noto, questo sovrano fondò la Chiesa Anglicana, a capo della quale pose la corona inglese, per aver la possibilità di sposare Anna Bolena, in quanto il papa dell’epoca, Clemente VII, indugiava nel rifiuto di sciogliere il vincolo matrimoniale che ancora lo legava alla regina Caterina. In questo frangente Thomas More restò fedele a se stesso e alla sua fede, confermandosi cattolico e, rifiutando, di conseguenza, di prestare giuramento al capo della Chiesa anglicana. Per questo Enrico VIII lo imprigionò nella Torre di Londra e lo fece giustiziare con estrema crudeltà (la sua testa venne tenuta esposta dopo la decapitazione finché la figlia non la riscattò pagando una cauzione). A questo punto riproponiamo la domanda iniziale: perché Moro patrono dei politici? Perché è la figura dell’età moderna che maggiormente si avvicina ad Antigone, l’eroina attraverso la quale Sofocle aveva messo in tensione l’etica pubblica e la morale privata, le regole della città e gli affetti familiari, ciò a cui si deve sottostare per forza di cose e ciò che si ritiene giusto e accettabile. Molti dei rischi delle politica corrono lungo questo crinale, ed è bene che lo si ricordi attraverso la figura emblematica di Tommaso Moro. Il 24 novembre alle ore 21, al Seminario vescovile di via Baserga 81, si terrà l’incontro «Cultura e coerenza. San Tommaso Moro, umanista e patrono dei governanti e dei politici»; partecipano monsignor Diego Coletti, vescovo di Como, Anna Veronelli, assessore alla famiglia del Comune di Como, e Alessandro Maria Lodolini, procuratore capo della Repubblica di Como. Info: 031-252229.

v.fisogni

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