Martedì 01 Dicembre 2009

Messina, 1908: aiuti da Como
per le vittime del terremoto

Un asse di solidarietà collegò 101 anni fa Como e Messina, all’indomani del catastrofico terremoto che all’alba del 28 dicembre 1908 distrusse la città siciliana. L’immediata mobilitazione che seguì il diffondersi delle notizie, di ora in ora più tragiche, toccò anche Como. I due quotidiani cittadini, "La Provincia" e "L’Ordine", aprirono subito una sottoscrizione, raccogliendo rispettivamente circa 92 mila e 14 mila lire (complessivamente furono raccolte oltre 300 mila lire). Ma le iniziative si moltiplicarono: vennero costituiti un comitato cittadino, promosso dal sindaco Rosati, e uno provinciale. Fra le molte iniziative, una si distinse: la proposta di accogliere nella colonia De Orchi, a Rimini, trecento orfani e profughi. Tutto questo è materia di un documentatissimo saggio scritto da Giuseppe Di Rosa, "1908: Messina e Como - Profughi e Orfani" (223 pag., 15 euro) in uscita per le Edizioni Eldorado. Di Rosa, comasco di origine messinese, ha ricostruito grazie ad archivi pubblici e privati la straordinaria mobilitazione dei comaschi, rintracciando nomi e storie, lettere e cifre. Il libro verrà presentato il 2 dicembre alle 17.30 nell'aula magna del Collegio Gallio.
Dottor Di Rosa, da cosa è nata la sua ricerca?
L’idea di questa ricerca è nata per caso. La lettura del libro di Francesco Mercadante sul terremoto di Messina mi ha spinto a curiosare nei giornali cittadini dell’epoca e successivamente estendere la ricerca negli archivi pubblici e privati di Cantù, Como e Milano. Ho trovato molto materiale, in gran parte inedito, e a quel punto mi sono messo a scrivere. Gli studi storici mi hanno sempre appassionato, fin dai tempi del liceo. Mi sono laureato in Scienze politiche con una tesi di storia dei trattati e politica internazionale, ho messo a frutto il metodo di lavoro.
Lei è originario di Messina, anche la sua famiglia fu vittima del terremoto?
Sono originario di Messina, anche se vivo a Como da oltre 40 anni. Però nella mia famiglia non c’è alcuna memoria del  terremoto, perché i miei non erano di Messina, vi arrivarono dopo il sisma.
Cosa è emerso dal suo lavoro?
Quello che in fondo mi aspettavo, cioè che anche 100 anni fa, come adesso, c’erano persone portate verso gli altri. Personaggi come De Orchi o come Antonio Giussani, che lascia Como e va a spese sue in Sicilia a cercare 300 feriti o orfani da soccorrere, con tutti i problemi che una situazione del genere comportava. Ricordiamo che Messina allora contava duecentomila abitanti e che nel terremoto ne morirono circa la metà; il dato non è sicuro, perché le fonti sono diverse. De Orchi, invece, aveva messo a disposizione il sanatorio di Rimini per ricoverare queste persone. Di fatto poi ne arrivarono solo 84, perché nel gran numero di iniziative di solidarietà che si concretizzarono a livello nazionale gli orfani erano ricercatissimi, tutti li volevano, il Vaticano per primo. I comaschi riuscirono assai bene in questa gara, si erano dati un obiettivo preciso e lo realizzarono; anche in seguito, quando questi ragazzi divennero maggiorenni e, in parte, tornarono in Sicilia, quando ebbero bisogno di aiuto si rivolsero al comitato provinciale e lo ottennero.
Ma anche Como e i paesi limitrofi accolsero molti profughi...
Gli orfani vennero ospitati a Rimini, ma qui a Como c’erano molti siciliani, soprattutto dipendenti di enti pubblici: molti terremotati giunsero qui perché avevano parenti o conoscenti, vennero aiutati dal Comitato cittadino - che si sciolse dopo qualche mese la costituzione del Comitato provinciale -, ma in genere si fermarono poco.
Le iniziative di solidarietà furono varie...
Molti comaschi si mobilitarono e si misero a disposizione personalmente. Fra le aziende ricordo la Brunner, stampò mille cartoline di Messina che furono messe all’asta nelle varie manifestazioni. Le ho cercate, senza trovarle.
Como fu un’eccezione o l’Italia reagì in modo compatto?
Tutta l’Italia si mobilitò, Como operò adeguatamente in un contesto di grande solidarietà. Dall’intera mobilitazione emerse un forte senso di unità nazionale. 
Fatte le debite proporzioni, le cose funzionarono peggio o meglio di quanto accade oggi?
La capacità di attivarsi è la stessa. Ma mentre scrivevo c’è stato il terremoto dell’Abruzzo, e mi ha colpito dolorosamente il fatto che le scene sono identiche e si muore ancora per la cattiva costruzione delle case. Nel libro riporto una circolare del ministro dei Lavori pubblici, Bertolini, che scriveva che l’uso di materiali scadenti e cattive tecniche di costruzione avevano «...preparato o per lo meno aggravato notevolmente rovine e catastrofi». In questo senso, non è cambiato niente.

Barbara Faverio

b.faverio

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