Mercoledì 23 Dicembre 2009

Un'inedita città,
tra cielo e acqua

di Antonio Marino


Una Como diversa, fatta d’acqua ma anche di cielo, in una dimensione che alla città è presente da sempre, ma quasi nascosta, che bisogna ricercare e scoprire. È questa l’immagine suggestiva e per molti versi inconsueta che esce dai due volumi in cofanetto - poco meno di mille pagine e centinaia di foto - di "Volare a Como", di Cesare Baj, pubblicato dall’Editoriale, casa editrice del "Corriere di Como" (960 pagine, 35 euro).
Malgrado la coincidenza temporale dell’uscita, è bene precisare subito che non si tratta di una strenna natalizia. L’opera non è infatti né pensata né realizzata per essere esclusivamente un "bel libro". Al contrario, pur essendo un lavoro esteticamente ben riuscito, va ben al di là di un’esercitazione estetica, nell’intento - largamente raggiunto - di riempire  invece una pagina ancora bianca della storia della città: quella appunto che riguarda il suo lungo, intenso, coinvolgente rapporto con il volo.
Cesare Baj, che è non soltanto presidente dell’Aero Club Como, ma personaggio ben noto dell’ambiente degli appassionati dell’aria, è riuscito a trasferire nelle pagine del suo libro una quantità considerevole della passione che contrassegna la sua attività preferita, facendone insieme un lavoro di documentazione dettagliato e una testimonianza non priva di involontari, e per ciò tanto più apprezzabili, squarci di lirismo.
Un secolo di aviazione in territorio comasco si apre con i baffi a manubrio dei primi pionieri, con le sagome a palla degli aerostati, gli esperimenti di aerodinamica lungo i binari della funicolare Como-Brunate e poi la prima "giornata dell’aviazione". Gli anni prima della seconda guerra mondiale sono solo poesia, con il Gran Premio dei laghi nel 1913, i primi idrovolanti sperimentali, le rischiose imprese dei dirigibili che portano anche  alla tragedia del "Città di Milano". Poi, nel 1930, la fondazione dell’Aero Club Como, ad opera di un pugno di sottoscrittori fra i quali si leggono nomi come Bini, Borrelli, Bulgheroni, Brenna, Longatti, Mandelli, Noseda, Pessina, Stucchi, Taroni. Sul Lario fa la sua comparsa il gigantesco "Umberto Maddalena", gigante degli idrovolanti. Nel giro di qualche anno viene costruito l’hangar, viene istituito l’idroscalo nazionale, prendono avvio le scuole di volo idro civile e militare. Sono gli anni eroici, di una fondazione così solida da costituire il presupposto e la garanzia di ciò che verrà dopo. La guerra vede impegnati piloti comaschi su tutti i fronti e incursioni e combattimenti nei nostri cieli. Una dura esperienza alla quale anche Como deve pagare prezzi dolorosi. E siamo ormai al dopoguerra, alla costruzione della realtà attuale, che Baj documenta puntigliosamente, non limitandosi alle attività dell’idroscalo, ma illustrando il volo a vela con le scuole di Erba e Cantù e l’aeroporto di Alzate, le attività di aeromodellismo, il paracadutismo, il volo libero e il servizio di elisoccorso. Al centro dell’interesse resta comunque quella striscia di lago davanti all’hangar alla quale è indissolubilmente legata l’immagine dell’idro e che fa di Como la capitale europea di questo tipo di volo. Una realtà che - come si diceva - spesso viene trascurata o addirittura ignorata, ma che costituisce invece una caratteristica unica della città e che, come l’autore giustamente sottolinea, è quella che dà la propria irripetibile caratterizzazione al quartiere razionalista dello sport.
Un capitolo di particolare interesse è quello che riguarda la scuola di volo dell’Aero Club, la più antica a livello mondiale, dalla quale sono centinaia i comaschi - ma anche gli allievi provenienti da ogni parte del mondo, compreso il collaudatore del "Concorde" - che sono usciti con un brevetto che li abilita a quello specifico tipo di pilotaggio sull’acqua tipico dell’idrovolante. Baj non trascura di illustrare per sommi capi sia la struttura dell’idro, sia i principi fondamentali del volo e della sicurezza, così come passa in rassegna le macchine a disposizione dell’Aero Club di Como e traccia una simpatica carrellata delle occasioni in cui gli idrovolanti comaschi sono stati protagonisti di film e spot pubblicitari.
All’utilizzo dell’idrovolante come strumento per l’esplorazione e la scoperta del territorio è largamente dedicato il secondo volume. La regione dei laghi offre in questo senso possibilità quasi inesauribili, che vengono esemplificate con itinerari a tema, anche gastronomici, e indicazioni che, dalle zone prealpine, si allargano all’Europa e varcano addirittura l’Atlantico, diventando appassionanti resoconti di escursioni a lungo raggio di soci dell’Aero Club. Il secondo volume si chiude con un raccolta di contributi specifici, dedicati a temi diversi, episodi particolari, avventure insolite. Cesare Feloy racconta ad esempio l’Aero Club nei primi anni del dopoguerra, mentre Gerolamo Gavazzi illustra le fasi di restauro del "Caproncino", Carlo Volpati tratta di Volta e l’aeronautica, Alberto Longatti firma "Tra acqua e cielo".
Complessivamente, il lavoro di Baj rappresenta un contributo fondamentale per chiunque voglia approfondire una qualsiasi sfaccettatura del rapporto fra il volo e la città. È dunque un’opera di documentazione preziosa, ma è allo stesso tempo un’opera che si sfoglia con piacere, si legge con facilità, si guarda con autentico interesse.

v.fisogni

© riproduzione riservata

Tags