Cinepanettone, vola l'interesse
"cultural-nazionale"

Di fronte ad un incasso che supera i 9 milioni di euro in un weekend (2 in meno rispetto allo scorso anno ndr), sia pure quello di Natale, non ci sono argomenti. Lungi dal risultare indigesto, il cinepanettone, perché al botteghino il campione è "Natale a Beverly Hills", mette al riparo il bilancio del produttore e, se non interverranno modifiche della legge sul cinema, garantisce al consimile prodotto della prossima stagione i benefici normativi e finanziari che lo iscrivono d’ufficio tra i film qualificati di "interesse culturale e nazionale". L’espressione non è da prendere alla lettera (anche se sull’aggettivo "nazionale", quanto a consumo a tutte le latitudini dello Stivale, ci sarebbe giocoforza da convenire) e va letta in termini burocratici, fondata come è su premesse che riguardano in sostanza credito e rinomanza della produzione. Con il monopolio che ormai esercita, però, il cinepanettone finisce con l’aggiungere ai proventi del proprio pubblico benefici e agevolazioni statali senza avere niente da spartire con la cultura del cinema e senza correre i rischi che si assume chi produce film di qualità. Per la cronaca, "il" cinepanettone ha seminato "Io e Marilyn": nel weekend natalizio il film di Leonardo Pieraccioni ha incassato meno di 5 milioni di euro, rischiando di farsi superare da "Sherlock Holmes" (4.539.000 euro). Poiché l’incasso complessivo di "Natale a Beverly Hills" è di 14 milioni, è probabile che raggiunga quota 25. Piove, insomma, sul bagnato.

Bernardino Marinoni

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