Lunedì 25 Gennaio 2010

Uno sguardo nell'aldilà
da un altare di pietra

Il culto dell’uomo per le divinità è sempre stato rivolto al cielo  manifestandosi con strutture di grande complessità: templi e chiese sono le manifestazioni più note. In realtà già nella prima metà del V millennio a.C. nasce nell’Europa Atlantica il megalitismo, un fenomeno culturale caratterizzato da una tecnica costruttiva che consisteva nel posizionare pietre di grandi dimensioni isolate o in gruppi, senza uso di  leganti cioè di malte, e nell’elevarle verso il cielo.
Il megalitismo, tipico di genti che non conoscevano la scrittura, inizia nel periodo Neolitico e si protrae nell’Età del rame e nella successiva Età del bronzo.
Il termine deriva dal greco "megalithos" cioè grandi pietre e viene spesso esteso anche a costruzioni realizzate con pietre di medie e piccole dimensioni che più propriamente dovrebbero essere indicate come "strutture ciclopiche".
Alberto Pozzi nel suo volume "Megalitismo, Architettura sacra della preistoria", edito dalla Società Archeologica Comense (pp. 288, 45 euro) raccoglie trent’anni di studi approfonditi e di faticose e complesse ricerche sul campo condotte nei diversi continenti, collegandoli ad una ricca e spesso inedita documentazione fotografica (550 foto a colori e 80 disegni originali).
Gli elementi più semplici del megalitismo - citati dall’autore - sono il menhir (dal bretone pietra eretta) e i dolmen (dal bretone tavola o pietra posta orizzontalmente).
I menhir possono essere isolati, raggruppati in cerchi o in lunghi allineamenti anche di diversi chilometri, come è il sito di Carnac in Bretagna.
Il loro significato è multiforme: segnalazione di una o più sepolture, identificazione di un territorio o luoghi di riunione.
Il dolmen rappresenta invece una fase innovativa nelle pratiche funerarie neolitiche. Realizzati con lastre infisse nel suolo su cui grava un lastrone di copertura, sono state utilizzate come tombe collettive completate spesso con una copertura a tumulo. Sono diffusi sia in ambito continentale (dalla Scozia alla Svizzera con una particolare concentrazione nella Bretagna) sia in ambito mediterraneo (dalla Palestina alla Spagna, attraverso la Grecia, l’Italia Meridionale e le isole - Malta, Sicilia e Sardegna).
Ma il fenomeno del megalitismo raggiunge le sue massime espressioni con la costruzione di strutture templari e di osservatori astronomici.
Tra i templi più antichi si citano quelli di Malta edificati tra il 3600 e il 2500 a.C.
Il monumento più noto di questa tipologia  è il complesso di Stonehenge, vicino a Salisbury nella Gran Bretagna meridionale, la cui costruzione iniziata attorno al 2800 a.C. si è  completata nel 1400 a.C. Ma come facevano popolazioni che non conoscevano ancora i metalli a scavare queste enormi pietre (alcune arrivano a pesare più di 200 tonnellate, pari al peso di 4 betoniere a pieno carico), a trasportarle per decine di chilometri, a innalzarle e posizionarle le une sopra le altre? Un ampio capitolo del libro risponde a questi quesiti.
Alberto Pozzi tratta con dovizia di documentazione anche gli aspetti della religiosità antica e del culto delle pietre, valorizzando gli aspetti sociali e culturali del fenomeno complesso del megalitismo.
Dell’area comasca presenta alcune testimonianze: la Fonte della Moienca (Parco della Spina Verde di Como), la stele di Germasino e lo scivolo della fertilità di Moredina nella valle dell’Albano in Alto Lario. I monumenti megalitici oltre che per tipologia e funzione sono catalogati per aree: Europa, Isole Mediterranee, Asia Minore, Penisola Arabica, Africa, America e Oceania. Un indice analitico facilita la ricerca per argomenti e località. Una domanda sorge legittima a questo punto: perché la Società Archeologica ha curato la pubblicazione di questo volume? Nell’ultimo trentennio in Italia sono state pubblicate opere che descrivono solo alcuni aspetti del fenomeno megalitico o si limitano solo a specifici territori, senza analizzarne tutte le manifestazioni e la loro diffusione. Merito del volume di Alberto Pozzi è quello di colmare questa lacuna, offrendo a studiosi e appassionati un utilissimo strumento di consultazione e di raffronto ma soprattutto permette a tutti di scoprire itinerari archeologici poco noti ma affascinanti che possono essere inseriti anche in normali viaggi o vacanze in Italia e all’estero.

Giancarlo Frigerio
presidente Società Archeologica Comense

b.faverio

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