Lunedì 01 Febbraio 2010

Quattro cento anni
di passeggiate lariane

di Stefania Briccola

I parchi delle ville del lago di Como sono autentiche perle incastonate nei secoli in un paesaggio ricco di storia e cultura. Taluni hanno più di quattrocento anni e volendo c’è la possibilità di fare un percorso archeologico ritrovando a tratti l’impronta dei proprietari che li vollero. Ad illustrare queste meraviglie è il nuovo vademecum "I giardini del lago di Como e del suo territorio". 
Alle porte di Como si trova villa Giulini dalle sontuose forme barocche che fa parte della tenuta di Lazzago, appartenuta agli Erba imparentati con i potentissimi Odescalchi. L’area verde è formata da ben due giardini; uno formale che circonda la dimora, rifatto nella seconda metà del XX secolo in ossequio alle geometrie barocche ma con qualche digressione, l’altro paesistico, nato a metà Ottocento per espandersi poi fino ad innestarsi nel vasto bosco sulla collina. La tenuta è di proprietà della famiglia dei conti Giulini dal 1836. Villa Gallia in Borgo Vico, a Como, sorge nel 1615 sulle ceneri del Museo di Paolo Giovio, dove Marco Gallio, nipote del cardinale Tolomeo, decide di passare  i suoi ultimi anni. La residenza abbellita con giardini e fontane venne modificata nel corso dell’Ottocento con l’arrivo del barone Sabino Leonino. Del giardino formale del passato si nota solo il tracciato del prospettico viale che porta al ninfeo ora nella vicina scuola media. Il tratto a lago prosegue con aiuole fiorite nel parco di Villa Saporiti, progettata nel 1793 da Leopold Pollack e detta La Rotonda per via del salone ellittico che dialoga con le acque del Lario.
Da qui passò Napoleone con Giuseppina ed Eugenio di Beauharnais. E non si contano gli ospiti illustri della non lontana Villa Olmo dalle forme neoclassiche, progettate nel 1780 da Simone Cantoni, che si fondono con le geometrie verdi dell’attuale giardino formale dove nel parterre abbondano i bossi mentre alle spalle si impone l’impianto paesaggistico. Ricco di fascino è il parco all’inglese di Villa Erba, a Cernobbio, che si estende su un’area interamente pianeggiante affacciata sul lago ed ospita la residenza della famiglia Erba, passata in seguito alla figlia Carla, madre di Luchino Visconti, e a un consorzio di enti nel 1986. La discussa Carolina di Brunswick, giunta dalla perfida Albione, acquistò nel 1815 la vicina e sontuosa villa d’Este, dal 1873 sede di un lussuoso albergo, caratterizzando il parco romantico con tempietti e ampie prospettive verdi. Invece dobbiamo al cardinale Tolomeo Gallio, che fece costruire la dimora alla metà del Cinquecento, la fisionomia barocca del giardino, progettato da Pellegrino Tibaldi, con l’imponente ninfeo rifatto nel Settecento. Sulla medesima riva del lago si incontra villa Il Pizzo con una serie di terrazzamenti verdi che sembrano merletti. Ad Ossuccio c’è villa Il Balbiano che sfoggia una parte di giardino, voluta probabilmente da Marco Gallio, con la fontana e il ninfeo d’ingresso. A Sala Comacina si trova la settecentesca villa Rachele-Beccaria, appartenuta alla famiglia del celebre giurista Cesare Beccaria e frequentata dal figlio Giulio e dalla consorte Antonia Curioni che sono ricordati con una lapide nel viale di cipressi. Il genius loci di Villa Balbianello a Lenno rimanda al cardinale Angelo Durini che nel Settecento ne fece il suo luogo di delizia e all’imprenditore Guido Monzino che fortissimamente volle negli anni Ottanta, con l’aiuto del paesaggista Emilio Trabella, le attuali prospettive verdi. Da non perdere altri straordinari parchi,  come quello di Villa Carlotta a Tremezzo, uno scrigno con la più grande raccolta di varietà botaniche del lago in cui c’è lo zampino del duca Giorgio di Sassonia- Meiningen, quello ricco di passeggiate di villa La Collina, a Cadenabbia, che fu la residenza estiva di Konrad Adenauer, quello storico villa Mylius Vigoni, a Loveno, che molto deve ai suoi illustri proprietari. Poi ci sono lo spettacolare giardino “in verticale” ideato dall’architetto Pasino Bagatti-Valsecchi nell’omonima villa a Grandola e Uniti, il parco ricco di camelie di palazzo Gallio, voluto dal cardinale a Gravedona, il giardino romantico di Villa Melzi, a Bellagio, dove i patriarchi verdi ci parlano di re e regine, e quello ricco di  terrazzi, siepi e aiuole di villa Serbelloni, l’immensa biblioteca di alberi e fiori della fondazione Minoprio a Vertemate e lo straordinario giardino all’italiana di palazzo Perego a Cremnago di Inverigo.

v.fisogni

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