Giovedì 11 Febbraio 2010

Morgan, tra hit e pc
fa dimenticare il suo talento

Più che un concerto uno psicodramma in diretta con un pubblico televisivo pronto ad applaudire ogni cosa. Per chi, invece, considera Morgan un grande artista, autore di alcune delle più originali canzoni degli ultimi vent'anni, è stato quasi uno strazio al punto di sentirsi vittima di uno scherzo perfido. Raggiunto il Sociale animati dalle migliori intenzioni, lasciando fuori dalla porta del teatro tutte le polemiche sulle droghe, Sanremo o meno, tutto quanto non è musica, insomma, si viene accolti da un ritardo di 40 minuti 40: l'artista non è ancora nell'edificio. Poi dopo un lungo delirio psichedelico dove fuma, armeggia tra xylofonino, tastierina e campionatorino (con le voci di Carmelo Bene, Pasolini che si rincorrono) attacca “Lontano dagli occhi” sia in inglese che in italiano. Ma non saranno numerosi i classici nostrani in “scaletta” (le virgolette sono più che necessarie) e, subito, Castoldi appare pimpante ma senza voce. Meglio: perché sarà anche tutta cultura per le povere orecchie dei suoi fan ignoranti, ma è anche il repertorio di qualsiasi buon pianobarista. Solo che il pianobarista non passa da “Ask me” (Elvis) a “Io” (Modugno) incartandosi sulle parole di “Love me tender”, scherzando con il pubblico, armeggiando un altro po' prima di azzeccare l'esatta chiave in cui “Wild is the wind” (Nina Simone via Bowie) è sia troppo alta che troppo bassa per lui. In mezzo le sue “U-blue”, “Spazi illimiti” e “Me”, giusto un po' più definite. Pausa improvvisa, ricomparsa mangiando una banana (omaggio ai Velvet Underground) e da quel punto il concerto si sposta, idealmente, nel salotto dell'appartamento dove è lecito prendere “Quicksand” di Bowie cercando di tradurla in diretta con poco successo (e molta autoironia, va detto), introducendo un'implacabile “Morire per delle idee” con la sigletta degli Addams, cercando di raggiungere gli acuti del Mimmo nazionale in “Piove” prima di mescolare “Nel blu dipinto di blu” a “Altrove”. Dopo un'infruttuosa ricerca della versione di “Volare” di Dean Martin nell'hard disk del suo portatile un omaggio a Eno (“By this river”), la sua “Amore assurdo”, “Arrivederci” di Bindi, “Altre forme di vita” stravolta, “Mellow yellow” di Donovan, “Crazy little thing called love” dei Queen, perfino il tema di “Profondo rosso” e “Albachiara” prima del “Crash” finale. Le ovazioni e gli applausi a scena aperta dimostrano che il Castoldi ormai può permettersi di tutto. Il problema è che se lo permette un po' troppo anche se resta indubbiamente “a wizard, a true star”.
Alessio Brunialti

c.colmegna

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