Sabato 13 Febbraio 2010

Oro di Dongo, caso riaperto
dopo un appello su Mag

di Roberto Festorazzi
"Comaschi!! Vi  chiedete che fine ha fatto l'eroico vostro concittadino, il "capitano Neri"?». Così si legge in un drammatico volantino, che per la prima volta pubblichiamo, dopo quasi sessantacinque anni. Si tratta di un manifestino diffuso a Como, alcuni mesi dopo la scomparsa di "Neri", alias Luigi Canali, capo carismatico della Resistenza lariana. Il temerario volantinaggio venne compiuto di notte dalla sorella e dal fratello del capitano, Alice e Beniamino. L'azione aveva un duplice scopo: da un lato, squarciare il velo di silenzio e di omertà che aveva circondato l'assassinio del "Neri", svanito nel nulla il 7 maggio 1945, pochi giorni dopo i fatti di Dongo, e ucciso dai suoi compagni comunisti, per ordine dello stesso Luigi Longo, leader del partito e delle Brigate Garibaldi; dall'altro, denunciare la responsabilità, nell'efferata macchina omicida scatenatasi dopo la scomparsa dell'oro di Dongo, del capo della federazione comunista di Como, Dante Gorreri.






Come si può notare, nel volantino originale, consegnatoci da Alice Canali, il nome di Gorreri non è stato impresso a stampa, ma vergato a penna sopra i puntini di sospensione. La famiglia dello scomparso, infatti, non desiderava esporre a eventuali responsabilità legali la tipografia che aveva realizzato il materiale, e allo stesso tempo cercava di evitare che la federazione comunista venisse a conoscenza dell'iniziativa. «Rischiai davvero la vita per quelle azioni - ricorda Alice Canali -. Io allora avevo tre bambini e sono sicura che se mio marito non mi avesse fermata per tempo, sarei stata ammazzata anch'io».








La signora Canali oggi ha 96 anni: dacché la conosciamo, e son quasi vent'anni, l'abbiamo sempre vista vestita di nero, come se portasse un lutto interiore, una ferita incancellabile, un dolore che trafigge in ogni momento. Dobbiamo a lei se, dopo molti decenni, è stato possibile superare il muro di gomma che ha impedito di scavare dentro le trame di un delitto inconfessabile. Alice Canali rappresenta infatti la continuità della memoria e la composta dignità del ricordo. Nel suo salottino pieno di ninnoli e di foto del fratello, alza gli occhi verso il crocefisso e sospira: «Me l'hanno ucciso che aveva trentatré anni, il mio Luigi: proprio come nostro Signore».

(Estratto dall'articolo pubblicato su "Mag", in edicola dal 14 febbraio con "La Provincia")

v.fisogni

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