Giovedì 25 Febbraio 2010

Alice, una storia (quasi) vera
che inventò il genere fantasy

Negli ultimi anni si è potuto assistere alla riscoperta e alla giusta valorizzazione delle grandi opere della letteratura fantasy: da J.R.R. Tolkien a C.S. Lewis, dalla "Terra di Mezzo" al  mondo di "Narnia", questa narrativa è andata incontro ad una nuova fortunata stagione anche grazie alle versioni cinematografiche di queste celebri opere. Film che pur nel loro linguaggio spettacolarizzato hanno avuto il merito di riproporre questo particolare tipo di fantasy. Ma dietro a Tolkien come a Lewis ci sono altre magiche storie che non sono mai passate di moda. È il caso di uno dei maggiori capolavori di questo genere letterario che è "Alice in Wonderland", in italiano "Alice nel Paese delle Meraviglie", capostipite ottocentesco della "fantasy", che ora diventa un film diretto da Tim Burton in uscita il 3 marzo, e tra gli altri interpretato da Johnny Depp, nel ruolo del Cappellaio Matto. Il californiano Burton è un regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, animatore e disegnatore, noto per essere tra i registi di riferimento di un particolarissimo cinema dalle ambientazioni gotiche e fiabesche, caratterizzato da una forte bizzarria creativa. Dopo il celeberrimo cartone animato della Walt Disney del 1951, il cinema torna ad occuparsi della fiaba creata a metà '800 da un altrettanto curioso personaggio qual era Lewis Carroll.
Dietro questo pseudonimo si nascondeva il reverendo Charles L. Dodgson, pastore anglicano nonché docente di matematica ad Oxford. Il nome d'arte di Lewis Carroll, venne scelto a motivo della timidezza dell'autore di "Alice", che da docente al Christ Church College di Oxford con il suo vero nome aveva pubblicato diversi saggi di matematica e logica. Il reverendo aveva usato lo pseudonimo di Carroll per pubblicare delle fantasie poetiche di tipo nonsense e dei limericks, ovvero filastrocche, che erano apparsi su riviste a partire dal 1855 circa. La vita del giovane reverendo che non faceva il predicatore a causa della balbuzie, la sua esistenza scorreva tranquilla, metodica, rigidamente ordinata, caratterizzata dalle passioni letterarie e dall'interesse per una nuova attività artistica, la fotografia, della quale fu tra i pionieri. Si divertiva anche a scrivere storie strampalate per un piccolo pubblico di bambini, prevalentemente figli di colleghi e amici, come un certo George MacDonald, un reverendo scozzese che può essere considerato il vero pioniere della letteratura fantasy, il maestro di Lewis e Tolkien. MacDonald (la cui vita è raccontata nel volume "George MacDonald il maestro della Fantasia", di Luisa Vassallo e Paolo Gulisano, edito dal Cerchio, ndr), divenne il migliore amico di Dodgson, prima di lasciare l'Inghilterra e stabilirsi in Liguria, dove visse e scrisse per oltre trent'anni.
MacDonald ebbe modo di leggere le opere dell'amico, e a incoraggiarlo. Tra i bambini ai quali si divertiva a raccontare le sue buffe storie un'importanza determinante ebbero le figlie di Henry George Liddell, decano del Christ Church College dal 1855 e celebre grecista, coautore, fra l'altro del dizionario Liddell-Scott. Le tre sorelle Liddell, Lorina, Alice ed Edith, trascorrevano molto tempo insieme al professor Dodgson, che le ritraeva con l'apparecchio fotografico.
Fu per la piccola Alice e le sue sorelle che, durante una gita in barca sul fiume Isis, il pomeriggio del 4 luglio 1862, Lewis Carroll inventò la storia che diverrà, una volta rielaborata, il suo capolavoro.
Una prima versione fu redatta su insistenza proprio della piccola Alice nel 1864, intitolata "Alice's Adventures Under Ground", ovvero "Le avventure di Alice sottoterra", e regalata, vergata di proprio pugno e completa delle sue illustrazioni, alla bambina che l'aveva ispirata. La dedica recitava: «un dono di Natale ad una cara bambina in ricordo di un giorno d'estate». Questa prima versione di Alice, una breve storia di appena quattro capitoli, venne quindi letta da George MacDonald che ne rimase affascinato, e quindi lo propose ai suoi figli per vedere le loro reazioni, e fu proprio come conseguenza della loro entusiastica approvazione che il parere sul libro fu favorevole e George fece di tutto perché fosse pubblicato.
L'incoraggiamento di MacDonald spinse Carroll a rielaborare e completare la storia, perché potesse essere pubblicata e raggiungere un più vasto pubblico. Anche il titolo della storia cambiò: le "Alice's Adventures Under Ground" divennero le "Alice's Adventures in Wonderland".
Questa rielaborazione è importante, perché oltre ad introdurre i giochi linguistici tanto cari al suo autore come elemento fondamentale dell'opera, muta totalmente la prospettiva della narrazione, facendo di Alice un'esploratrice nel Paese delle Meraviglie, piuttosto che una malcapitata nel mondo sotterraneo.
Finalmente il libro fu pubblicato nel novembre 1865, e l'accoglienza del pubblico entusiastica, dando vita ad un successo perdurato per tutto il ventesimo secolo presso generazioni di lettori, facendone uno dei grandi classici della narrativa per bambini.
Il successo spinse Carroll a dare un seguito alla storia. Con libri dei quali il più celebre, che tuttavia non riuscì nemmeno ad avvicinare il trionfo di Alice, fu "Through the Looking-Glass", ("Attraverso lo specchio"). L'affetto, la stima e l'incoraggiamento di George MacDonald avevano fatto nascere dal timido e un po' impacciato professore di matematica la stella di Lewis Carroll, uno degli autori più amati dai bambini di tutto il mondo da un secolo e mezzo in qua.

Paolo Gulisano

b.faverio

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