Sabato 06 Marzo 2010

Garbo, divina nel look:
ha anticipato tutti gli stili

di Serena Brivio

Enigma Greta Garbo, forse il caso più eclatante di star che sparisce per trasformarsi in mito eterno. Una donna che ha impersonato al meglio nella vita e sullo schermo lo stile androgino, scatenando un'incredibile febbre imitativa. A vent'anni dalla scomparsa, avvenuta il 15 aprile 1990 a New York, questa icona altera e minimal torna a rifulgere dopo esser finita per qualche stagione nel dimenticatoio. Di nuovo alla ribalta della cronaca grazie all'antologica dal titolo "Greta Garbo. Il mistero dello stile" promossa e organizzata dal Museo Salvatore Ferragamo negli spazi della Triennale.
Inaugurata durante la settimana delle sfilate milanesi, la retrospettiva ha scatenato l'interesse di cifeli, critici, appassionati  del costume. Non poteva essere diversamente, visto che per la prima volta si può ammirare e studiare il guardaroba personale dell'attrice, conservato nella sua casa di New York dagli eredi.
Non solo. Per una coincidenza, certo non casuale, lo stile Garbo torna a far scuola nel guardaroba contemporaneo. Un'eredità rispolverata dalle ultime passerelle, dove il ritorno della giacca ruvidamente maschile ha ritmato le collezioni per il prossimo autunno-inverno.
Mossa da immagini cinematografiche, l'esposizione si apre con una pagina che racconta l'incontro tra la Garbo e il “calzolaio dei sogni”. I due si conoscono nel 1927 a Hollywood, prima del rientro di Ferragamo a Firenze per avviare un'azienda che ancora oggi rappresenta l'eccellenza del made in Italy. Lui le realizza un paio di scarpe su misura, tutto finisce lì.
Il colpo di fulmine avviene più tardi, nel '49, nella boutique fiorentina dell'artista artigiano. Greta  entra a cercare un paio di scarpe comode “per camminare”, ne esce con 70 diverse per modello e colore. Nasce un profondo rapporto di stima e amicizia, capi e accessori unici per la scena e la vita privata. L'aneddoto introduce un percorso espostivo dai contorni leggendari come il  ritratto in bianco e nero della diva che con il suo sguardo profondo, magnetico calamita gli occhi dei visitatori.
Un impatto forte, prima della  preziosa serie di costumi disegnati per la futura regina del set dal noto costumista Adrian. Creazioni studiate per ammaliare e stregare il pubblico di tutto il mondo, ma rispettose del gusto personale, pratico e disinvolto dell'attrice. Una cura estrema nel concentrare soprattutto l'attenzione sul volto.
Da qui i cappucci drappeggiati, i colletti scostati, le scollature a v poco profonde o molto accollate. Dettagli evidenti negli incredibili capi realizzati per  il cult movie "La regina Cristina", che esalta il fascino delle donne “en travesti”, e il film "Inspiration (La modella". Reperti perfettamente conservati e concessi in prestito da importanti musei e collezionisti privati. A seguire, sfruttando l'eccezionale ampiezza dello spazio, ci si addentra in una galleria di manichini che documentano l'eleganza del quotidiano, abiti e accessori, fino a oggi mai visti. Un itinerario tra gli strappi che hanno provocato profonde trasformazioni nel modo di vestire femminile. Le prime irruzioni nell'androgino a scardinare vecchi stereotipi e perbenismi.
Dai modelli di Valentina, Pucci fino a Givenchy: giacche, pantaloni, camicie e cravatte che hanno accompagnato la crescita umana e artistica della Garbo, in tessuti di gusto maschile e colori sobri. Mantelli a trapezio e trench stretti in vita come quello indossato dalla misteriosa Mata Hari. Abiti da sera, prevalentemente neri, ma anche inaspettati vestitini a fiori, in tinte solari come il verde smeraldo e il turchese, spia di una femminilità evidentemente aperta anche a saltuarie incursioni nel frivolo. Fino alle scarpe di Ferragamo che battezzò proprio “Greta” una  delle sue creazioni, con tomaia senza cucitura, punta morbida e una semplice fibbia. Tra le calzature, in mostra sopra set di valige vintage, anche un sandalo semplicissimo ma di grande raffinatezza a tacco basso, come piaceva all'attrice. E, ancora, ballerine da sera e splendidi mocassini da giorno in camoscio, sintesi perfetta di eleganza e comfort. Sui ripiani di un gigantesco armadio, innumerevoli guanti e cappelli e altri pezzi di culto con cui Greta si impose come trend setter.
Tutto animato da spezzoni di film e foto, splendida quella per il passaporto scattata dal mago del clic, Cecil Beaton. E ancora gli scatti rubati dai paparazzi quando l'attrice, che odiava le interviste e non sopportava la vita mondana, esce di scena. L'avvento del sonoro segna in qualche modo il suo declino. Dopo l'insuccesso di "Non tradirmi con me" di Cukor, a soli 36 anni, abbandona per sempre il cinema. Da quel momento vive nel più assoluto riserbo, lontana dal mondo, alimentando nell'immaginario collettivo il profilo di Divina irraggiungibile. Braccata dagli anni mentre fugge agli spietatissimi flash, stretta in un paio di pantalonacci, cappello abbassato sulla fronte e occhiali scuri, a celare il famoso sguardo.

v.fisogni

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