Martedì 09 Marzo 2010

Giulio Casale: "Torno ai maestri
per risvegliare le coscienze"

Quando era un rocker lo dicevano “Estremo”, era Giulio “Estremo” Casale, leader degli Estra, band tra le più intriganti e originali dell'italico panorama, responsabile di un pugno di ottimi album, sicura candidata al successo. Ma questo cantautore trevigiano dalla voce profonda estremo lo era davvero, quegli applausi gli suonavano finti, il carrozzone pop lo vedeva sempre più distante, non si riconosceva in quello che poteva essere sempre più un personaggio e sempre meno una persona. Così la scelta di dedicarsi a quello che davvero intendeva fare. Rischia in prima persona, rischia con Polli d'allevamentolo spettacolo di Gaber e Luporini più contestato in assoluto, anche quando era lo stesso Signor G a proporlo. Rischia con Formidabili quegli anni e La canzone di Nanda dove è “cantattore” che prosegue la strada del teatro - canzone, lontano dagli studi televisivi e dalle copertine dei rotocalchi, vicino ad realtà come Emergency e l'associazione Silvano Saladino onlus che organizza il concerto di mercoledì 10 marzo, in Teatro Sociale. In repertorio l'amato Gaber, Jacques Brel e Fabrizio De André.
Che ruolo hanno questi maestri, oggi? Perché riproporli?
Perché viviamo in tempi, secondo me, di grande involuzione culturale, con l'arresto di un'idea progressiva, di idee che hanno a che fare con la liberà individuale e personale. Le coscienze mi sembrano addormentate, volutamente o no. Ricorrere a questi maestri è una chance per riaprire qualche canale emozionale, partire da lì per far rinascere i sentimenti.
Con temi sempre attuali...
Anche se stasera non ci sarà il rigore dello spettacolo teatrale, affronterò diversi temi. Sicuramente ci sarà una parte dedicata al sociale dove, visto il momento, non potrà mancare un classico come “Le elezioni” di Gaber ma anche “Un matto” di De André. Senza dimenticare l'impegno civile, che è poi il motivo per esserci in questa occasione, e poi l'amore, declinato nei modi più differenti. Con me sarà un bravissimo chitarrista, Lorenzo Corti.
Ricordando Gaber... C'era il rischio che con la sua morte tutti quel patrimonio di spettacoli restasse cristallizzato nei filmati, sui dischi, troppo legato il personaggio all'opera. Ci voule coraggio per riprenderlo, partendo, poi, dal suo testo forse più controverso.
Già. Ma “Polli d'allevamento” è forse lo spettacolo in cui mi riconoscevo di più. Mi sento fedele a quello spirito.
Dimostra il coraggio di un intellettuale molto raro se non unico in questo Paese. Lontano mille miglia dal politicamente corretto. Il coraggio di dire di no, di rifiutare, di dire “non è questo che volevo”. Oggi non accade più, un applauso non si nega a nessuno. C'è una grande omologazione.
Le reazioni?
Tante critiche ma anche un rapporto straordinario con il pubblico. Paradossalmente Gaber è più di rottura oggi che trent'anni fa.
Alessio Brunialti 

b.faverio

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