Addio alla locanda Bonelli In vendita il "Belvedere"

L'albergo di Torno è stato location per anni della soap "Vivere"

Addio alla locanda Bonelli In vendita il Belvedere
Erano belli i tempi di "Vivere", per un comasco erano addirittura esilaranti. A guardare quella soap con occhio critico non mancavano le occasioni per sorridere: minuscole vie del centro promosse a snodi centrali per esigenze di set, luoghi notissimi che assumevano altre destinazioni oppure che non si assomigliavano: è il caso del commissariato da vecchio telefilm americano, con le caratteristiche tendine... da commissariato, la lampada per il terzo grado, tanti faldoni accatastati e di computer nemmeno l’ombra. È il caso dell’ospedale cittadino che da fuori era, viceversa, il Fatebenefratelli di Erba ma appena varcata la soglia ecco... uno studio più simile alla reception di un aeroporto perché, si sa, se il cinema è finzione la fiction è finzione all’ennesima potenza. Tra i luoghi non solo modificati dai registi ma anche miracolati dalla pubblicità offerta, per dieci anni, dall’appuntamento quotidiano su Mediaset c’era anche la Locanda Bonelli di Torno, nella vita di tutti i giorni Albergo Belvedere di proprietà della famiglia Ruspini che ora ne vende i 650 metri quadri oltre alla darsena con attracco privato. Qui, dal marzo 1999, quando nacque "Vivere", arrivavano pullman in gita come quelli che, a Sansepolcro, scaricano intere famiglie in pellegrinaggio non per soffermarsi a rimirare il Polittico della Misericordia di Piero Della Francesca, bensì per visitare il Mulino Bianco della Barilla. Qui si scattavano foto, si entrava in visita (con grande stupore perché, naturalmente, l’interno è ben diverso da quello televisivo e di questi signori Bonelli nessuna traccia) e, infine, si mangiava scoprendo il gusto acre dei missoltini, così diverso da quei sapori reclamizzati da quegli spot che la soap interrompeva per proporre i suoi amorazzi, i suoi intrighi tra industriali, i suoi delitti, anche e, a giudicare da quello che sta accadendo nel comasco negli ultimi mesi, forse gli sceneggiatori, almeno in questo caso, erano stati preveggenti. Quando, poi, tutto era perduto non restava che la fuga ed ecco che da piccoli piccoli attracchi, come quello tornasco, i personaggi sembravano partire verso l’infinito, come se il Lario portasse chissà dove invece di offrire ai malcapitati la possibilità di ricominciare da capo, sì, ma tutt’al più a Onno o a Perledo. Nella locanda, però, non si era serviti da Giovanni e Mirella e non trovava riscontro il percettibile accento emiliano di entrambi (per forza: Giorgio Biavati è bolognese e Elisabetta De Palo arriva da Ravenna). Anzi: qui si dice «Uìuere», con schiettezza laghée. Né, purtroppo per i signori uomini, si incontravano anime fragili come Chiara Bonelli, la timida, candida fanciulla che è seconda solo a Brooke di "Beautiful" per il numero di relazioni intrecciate nel corso delle puntate. Nell’ultima, prima che i titoli di coda scorressero come un sigillo, i coniugi Bonelli chiudevano per l’ultima volta il loro ristorantino e con lui, simbolicamente, anche "Vivere". Ora anche il vero Belvedere passa la mano. Alessio Brunialti

© RIPRODUZIONE RISERVATA

{# #}