Giovedì 11 Marzo 2010

Com'era lontano Rubens
dalla magrezza ossessiva


di Manuela Moretti

La volontà di apparire magri e giovani ad ogni costo viene illustrata nel libro "Le ossessioni del corpo" (Dialogo edizioni, €15), presentato l'11 marzo alla libreria Ubik di Como. Il volume mette a confronto le opinioni di un noto dietologo, Alfredo Vanotti, con le considerazioni del filosofo Fabio Gabrielli, mediante brevi domande della giornalista Fausta Clerici.

Dottor Vanotti, qual è l'ambiguità di fondo che viene sottolineata nel libro?

Si parte dalla considerazione, fatta a Como ma comune anche ad altre parti d'Italia, che mentre abbiamo solo il 10% di persone obese a dieta, c'è quasi un 20% di individui a dieta che non ne avrebbero bisogno: questa ricerca della forma fisica e della magrezza è maggiore tra quelli che non ne avrebbero bisogno, quindi è qualcosa che contagia un po' tutti. Bisogna andare a ricercare proprio questo discorso della dismorfofobia, cioè della distorsione dell'immagine di sé che nasce dalla volontà di essere diversi.  Questo problema nasce dalla ricerca della magrezza ma riguarda un po' tutto: ormai ci si vuole belli, giovani, magri, forti e anche sani, sono questi i cinque punti principali che tutti ricercano.

Che ruolo svolge la pubblicità in questo problema?

Posso riportare l'esempio di una pubblicità che veniva fatta a un sapone di una grossa ditta americana, che aveva un target pubblicitario di donne cinquantenni e riportava delle immagini di belle signore di mezza età. A seguito di questa campagna, la ditta ha avuto un calo notevole degli acquisti, soprattutto tra le cinquantenni. Riportando invece nell'immagine una bella ventenne, la vendita è aumentata anche fra le cinquantenni: anche chi ha una certa età vuole vedersi giovane, e poiché il suo modello non è raggiungibile, c'è questa distorsione dell'immagine di sé, che tocca un po' tutti e induce a ricorrere a diete abnormi, proposte dalla stampa e dalla televisione.

La questione viene anche affrontata dal punto di vista filosofico…

Sì, l'abbinamento interessante è lo scambio tra me e il filosofo Gabrielli, per riuscire a capire cosa ci portiamo dietro da parte degli antichi: viene fuori tutto un discorso sulla storia dell'arte che fa vedere appunto come si viveva in passato. Per esempio vengono analizzati i modelli delle donne nell'arte di Tiziano, Giorgione o Rubens, dove bellezza e formosità sono sinonimo di forza: i nostri canoni sono completamente diversi.

v.fisogni

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