Giovedì 08 Aprile 2010

Dal pulpito alle urne, e don Tito
portò al trionfo la Dc

Pubblichiamo la sintesi di una tesi di laurea in Storia contemporanea all'Università degli Studi di Milano dal titolo «La campagna elettorale del 1948 in un paese della Provincia di Como: Orsenigo». L'autore è Simone Rotunno, 27 anni, residente a Orsenigo, educatore,.



La campagna elettorale del 1948 può certamente essere considerata unica: in essa si scontrano, dopo gli anni della collaborazione governativa post-bellica, la Democrazia Cristiana e il Fronte Popolare, che riunisce sotto l' emblema di Garibaldi socialisti e comunisti. La polarizzazione dello scontro non conosce precedenti e trascende il semplice ambito partitico; non si affrontano semplicemente due formazioni avversarie, ma due diverse concezioni dell'Italia e del Mondo: da una parte la Democrazia Cristiana, che incarna la scelta filoamericana, la difesa dei valori cristiani e l'accettazione degli aiuti economici del piano Marshall; dall'altra il Fronte, che incarna la posizione filosovietica, una strenua difesa della laicità dello Stato e una politica ambigua per quanto riguarda gli aiuti del piano Marshall. Tra i numerosi campi di studio e di ricerca sulla realtà italiana del '48, ho concentrato la mia attenzione su Orsenigo: qui è emersa la figura dell'allora parroco, don Tito Brambilla, che ebbe un ruolo decisivo nell'affermazione quasi plebiscitaria della Dc nel Comune. In primo luogo è utile dare uno sguardo ai risultati della consultazione nel piccolo centro brianzolo: la Democrazia cristiana ottiene il 73,9% dei voti contro il 12,8% del Fronte. Ma il dato davvero rilevante è il confronto con i risultati delle elezioni per l'Assemblea Costituente del 2 Giugno 1946: qui la Dc aveva ottenuto il 47,2% dei voti contro il 49,8% di comunisti e socialisti, che si presentavano separati (48,2% ai socialisti e 1,6% ai comunisti). Un confronto poi con i risultati del '48 nei paesi limitrofi, rende ancor più rilevante l' affermazione della Dc ad Orsenigo: il partito di De Gasperi ottiene nel circondario erbese una media del 53,8% e addirittura paesi, come Anzano del Parco e Tavernerio, vedono la vittoria del Fronte sulla Democrazia Cristiana. È lecito quindi domandarsi le cause di tale esito elettorale. E le risposte ci vengono dall'Archivio Parrocchiale: il motore dell'affermazione democristiana è il parroco, don Tito, che prende possesso della parrocchia solo dopo le elezioni del '46 (nelle quali quindi non ebbe alcun ruolo). Nel pieno della campagna elettorale scrive nel Liber Chronicus: «Siamo in piena battaglia elettorale. I socialisti che hanno vinto per pochi voti nel 1946, lavorano per ottenere una seconda vittoria. La Democrazia Cristiana lavora in silenzio, ma pare in profondità. A richiamare gli erranti e illuminarli sui loro doveri servono molto le prediche a sfondo polemico di queste ultime Domeniche. Vedremo i risultati». E il voto, che si teneva il 18 aprile, viene fatto precedere da un'insolita novena di San Giuseppe: la cosa è davvero inusuale, in quanto questa novena deve essere celebrata liturgicamente nei giorni che precedono il 19 marzo e non in aprile. È palesemente una scelta, che serve al parroco per preparare le coscienze al voto: non bisogna infatti dimenticare che S. Giuseppe viene invocato dalla Chiesa per la protezione contro «la peste di errori e di vizi che ammorba il Mondo», e nell'ottica di don Tito il grave errore è il Comunismo. Purtroppo non abbiamo bollettini parrocchiali di quell'anno, ma le posizioni fortemente anticomuniste del parroco emergono dall'analisi dei bollettini pubblicati nel 1953, nei quali istruisce i fedeli in vista delle elezioni di quell'anno con particolare veemenza anticomunista; scrive infatti: «Per i difensori e sostenitori del Socialcomunismo: di loro non si può dire "Padre perdona perché non sanno quello che fanno". Il tradimento da essi compiuto fu un atto voluto quindi senza scuse. Per gli attivisti: a tutti quelli che hanno lavorato per il trionfo dei partiti socialcomunisti diciamo che sulla loro casa pesa la maledizione di Dio, che nessuna benedizione sacerdotale toglierà. A loro il Signore chiederà conto come a Caino, del male fatto ai loro fratelli. Ridano pure di queste mie parole, ma ride bene chi ride ultimo». In questo clima e con questi toni apocalittici, che anche l' ottantasettene ex sindaco Arnaldo Anzani ricorda benissimo, gli orsenighesi vanno al voto e ben si capisce da dove nasce quel 73,9% di voti attribuiti alla Democrazia cristiana. Don Tito sul Chronicus, sotto la data del 18 Aprile, esulta per la vittoria ottenuta, scrivendo: «Trionfo della Democrazia cristiana. Anche in paese il trionfo fu completo con 523 voti contro 91. Grande sconfitta dei rossi i quali avendo vinto nelle elezioni della Costituente del 2 Giugno 1946, speravano di vincere ancora».

Simone Rotunno

b.faverio

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