Lunedì 03 Maggio 2010

Ma quante leggende
sui cinesi d'Italia...

Un ciclo di incontri per far piazza pulita di luoghi comuni, leggende metropolitane, pregiudizi sui cinesi che vivono in Italia. E' quello che organizza dal 5 al 26 maggio a Como l'Associazione Culturale Caracol, nata con lo scopo di favorire la conoscenza della cultura e della società cinese, in collaborazione con l'Istituto Confucio dell'Università degli Studi di Milano.

La nostra conoscenza dei cinesi che vivono in Italia è infatti spesso un distillato di stereotipi più o meno grossolani. Immagini superficiali, banalizzate dalle generalizzazioni, che ci impediscono di spingere lo sguardo un po' più a fondo per scoprire chi sono davvero questi ospiti silenziosi, schivi, laboriosi e attaccati alla famiglia.

Non ci sono soltanto i cinesi che passano giorni e notti in laboratori malsani e fuorilegge, intenti a cucire borse contraffatte e vestiti taroccati. A Milano, ma anche a Roma, a Napoli, a Prato e in molte altre città d'Italia, i cinesi sono studenti, interpreti, attori, mediatori culturali, cantanti lirici, insegnanti di lingua, ingegneri, artisti, intellettuali e, più di tutto, imprenditori: della ristorazione, certo, ma anche del commercio, della manifattura, dei servizi. Una popolazione densa (quella stabilita in Italia è la comunità più numerosa d'Europa) che non ama mostrarsi, ma che crea, produce e cerca sempre di migliorarsi.

Da dove vengono queste persone? Quali sono le loro storie? E cosa pensano di noi? Saranno loro stessi a dircelo. Di persona, incontrando il pubblico comasco per raccontarsi e dialogare. E sullo schermo, nelle immagini di tre documentari realizzati da registi italiani che hanno voluto ficcare il naso al di là della leggenda: Miss Little China di Vincenzo De Cecco, Giallo a Milano di Sergio Basso e Un cinese a Roma, di Gianfranco Giagni.

 


Il ciclo inizierà mercoledì 5 maggio con l'incontro “Molte voci un solo volto? La minoranza cinese d'Italia”. Angelo Ou, imprenditore, e Lin Jianyi, di Associna Milano, racconteranno la propria esperienza e quella delle comunità di cui fanno parte, presentati da Daniele Cologna, sociologo (è ricercatore dell'Agenzia Codici di Milano) e sinologo (insegna Lingua e cultura cinese presso l'Università dell'Insubria) che da anni lavora a contatto con la comunità cinese di via Paolo Sarpi a Milano.

 

Martedì 11 maggio l'ospite della serata intitolata “Cinesi in Italia” sarà Vincenzo De Cecco, regista di Miss Little China, che sarà proiettato nel corso dell'incontro. Filmato in varie parti della penisola - soprattutto in città come Prato, Venezia, Napoli e Milano, dove maggiore è la presenza cinese - il lungometraggio racconta fenomeni, tendenze e storie degli immigrati provenienti dalla Repubblica Popolare, dando voce anche agli italiani e ai loro pregiudizi. De Cecco parteciperà all'incontro per introdurre il documentario e rispondere alle domande del pubblico.

 

Giovedì 20 maggio si parlerà di “Cinesi a Milano” con il regista Sergio Basso, che presenterà il suo Giallo a Milano. Strutturato come un giallo, il lungometraggio di Basso porta sullo schermo rappresentanti della comunità cinese di Milano di ogni età e vocazione. Si va dall'anziano calligrafo alla ginnasta, da Miss Cina in Italia 2007 alla cantante di opera lirica, dalla tenutaria di un dormitorio abusivo al collaboratore di giustizia. Una galleria di personaggi che raccontano sogni, storie e problemi, illuminando i molti volti di una comunità che ha fatto parlare di sé.

 

È invece ambientato nella capitale il lungometraggio di Gianfranco Giagni, Un cinese a Roma, che sarà proiettato mercoledì 26 maggio durante l'incontro “Cinesi a Roma”, che chiuderà il ciclo. Seguendo le giornate di Li Xianyang, il documentario entra nella vita quotidiana di vari componenti della comunità romana. Senza pretese giornalistiche né sociologiche, il film di Giagni registra le esistenze, le aspirazioni e le abitudini di persone più e meno comuni, per scoprire che i cinesi che camminano per le nostre strade non sono soltanto “quelli che aprono i ristoranti” o “quelli che lavorano troppo”. 

 

 

 

v.fisogni

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