Giovedì 06 Maggio 2010

"Sull'Unità d'Italia
ignoranza bipartisan"

di Carla Colmegna

1860-2010, 150 anni di storia d'Italia unita, proclamata nell'ottobre del 1860. Un anniversario di cui quest'anno si parla polemizzando e, ironia della situazione contemporanea, polemizzando in parte per colpa... del calcio, o poco più. È una semplificazione ovviamente eccessiva e forzata, ma alla quale si aggancia un discorso serio e risibile al contempo. Serio, se si vuole davvero discutere di storia e futuro dell'Italia, risibile se si vuole invece partire da un evento calcistico internazionale per arrivare all'atavica concorrenza tra nord e sud Italia. È curioso che politici e storici si siano agganciati prima alla dichiarazione del figlio del leghista Umberto Bossi, Renzo: «non tiferò Italia ai Mondiali», smentita dallo stesso, poi a quelle di Umberto Bossi e del ministro leghista Roberto Calderoli, che hanno ritenuto inutili e retoriche le celebrazioni dei 150 anni di unità, convinti che unire l'Italia non sia stata del tutto una buona idea. Ad ogni modo, la questione tiene banco da settimane e anche mercoledì sera è stata protagonista nell'arena di "Porta a Porta" su Raiuno. Schierati, davvero come su una barricata risorgimentale, storici e politici: Roberto Castelli e Francesco Rutelli, Ernesto Galli della Loggia, Lucio Villari, Mauro Masi, Sandro Bondi, Anita Garibaldi (pronipote di Giuseppe). Villari, docente di storia contemporanea all'Università degli studi di Roma, l'anno scorso  ha pubblicato un libro sull'argomento di cui si dibatte oggi, dal titolo "Bella e perduta. L'Italia del Risorgimento" (Laterza, 345 pag., 18 euro). Mercoledì, prima di andare da Vespa ha concesso qualche minuto di analisi della polemica in corso a "La Provincia".

Professor Villari, perché monta proprio quest'anno la polemica sull'unità d'Italia?

Il problema vero è l'ignoranza. La polemica è giusto farla se è seria, tra persone che hanno opinioni di qualche consistenza storica e conoscenza delle vicende reali che sono accadute, in questo caso nel Risorgimento. La polemica che viviamo oggi non è seria, ma è stata innescata artificiosamente dalla Lega seguendo un bassissimo profilo culturale, emozionale e di scarsa importanza culturale e politica. Io, come storico, non do alcun rilievo alle osservazioni dei leghisti, posso solo osservare che costoro, che si oppongono al Risorgimento sono nemici della nostra Repubblica, ma nello stesso tempo ne fanno parte (perché vi sono stati eletti). Questa polemica non ha la minima consistenza è un puro risentimento politico esternato da coloro che si divertono a parlare, ma che non conoscono i fatti.

Ma che cos'è oggi l'unità nazionale?

L'unità è stata conquistata compattando realtà differenti, come in tanti Stati democratici e questo è ciò che dobbiamo salvaguardare. In Italia serve un dibattito serio per far capire questo concetto agli italiani che non lo sanno. I leghisti difendendo le tradizioni non dicono nulla di nuovo né nulla di non condivisibile. La diversità nell'unità è una ricchezza e l'Italia l'ha conquistata dal Risorgimento in poi, dotandosi in seguito di una Costituzione che è la più importante del mondo. Ciò che sarebbe importante innescare è una discussione seria su quello che è successo in questi ultimi 150 anni. L'Italia è stata capace di superare ben altre difficoltà rispetto a quelle che vive oggi. L'Italia ha difeso e mantenuto la sua unità passando attraverso la Prima Guerra mondiale, il Fascismo, la Seconda Guerra mondiale, la fine della monarchia. Questo percorso storico ha creato problemi all'Italia di oggi. Problemi che, in parte, sono stati risolti con una Costituzione che, appunto, è la più importante del mondo, ma in parte restano aperti. Certo che se la classe dirigente poltica, per opportunismo e ignoranza, si serve delle polemiche, per utilizzare la storia in nome del desiderio di separazione, non avremo mai un'Italia migliore. D'altro canto, francamente, non mi pare che la sinistra sia all'altezza di reggere un confronto politico e storico con la maggioranza.

Per essere concreti, se la chiamassero domani in Parlamento a proporre una discussione sul futuro dell'Italia da dove partirebbe? Unità o identità divise?

Spiegherei prima di tutto che l'Italia ha saputo finora restare un Paese compatto e ha mantenuto i valori fondanti della sua democrazia. Solo se ci si richiama a questo concetto si possono affrontare anche le richieste di maggiore autonomia delle regioni, altrimenti si scompagina l'Italia e quelli che lo fanno in Parlamento dovrebbero vergognarsi. È che oggi non esiste nemmeno più la vergogna. I leghisti dovrebbero ricordarsi che i loro antenati hanno partecipato all'unità d'Italia partendo dalla Lombardia e che oggi li definirebbero pronipoti incompetenti.

Perché sembra che si imputi alla celebrazione dell'unità la volontà di omogeneizzare l'Italia, da sempre fatta da tante piccole realtà diversissime tra loro?

Perché non si comprende l'importanza della compattezza nelle differenziazioni. Quale Paese occidentale non ha differenziazioni? La Francia del sud e quella del nord non sono uguali, la Spagna pure, i länder tedeschi sono tutti uguali? Non esistono Paesi come monoliti compatti, ma Paesi che si compattano e diventano grandi come gli Stati Uniti che, divisi anche delle guerre civili, hanno la loro compattezza e si vergognerebbero a comportarsi come la Lega. Il concetto di unità, anche dal punto ideale e filosofico, è un tendere verso l'uno compatto e condiviso, ma non verso piattezza e uniformità, piuttosto verso la consapevolezza di far parte di qualcosa che appartiente a tutti, questa è l'essenza del Risorgimento che ha portato l'Italia a diventare un Paese laico, libero e indipendente.

v.fisogni

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