Martedì 01 Giugno 2010

La guerra delle bionde
dà la scossa al Tg1

di Marco Castelli

 Una volta c'era il balletto del varietà e le bionde erano assolute protagoniste. Oggi il “balletto”, naturalmente nell'accezione metaforica del termine (inteso come ricambio), è giunto all'interno di uno dei più importanti notiziari nazionali, il Tg1, ma le protagoniste, anche in questo caso, sono bionde e belle: dopo le polemiche delle settimane scorse, Laura Chimenti, da qualche giorno, ha preso il posto della dimissionaria Maria Luisa Busi, storico volto della testata, alla conduzione dell'edizione principale delle 20. Una scelta, quella del direttore Augusto Minzolini, compiuta con l'intento dichiarato di “svecchiare il telegiornale”, che ha fatto discutere e che, in ogni caso, evidenzia la sempre maggiore presenza delle quote rosa all'interno dei tg. «Ormai non si tratta più di una novità - commenta il semiologo ed esperto di tv Omar Calabrese - D'altra parte il volto femminile agli occhi del pubblico ha una funzione tranquillizzante. Ecco perché le anchor woman, giovani e belle, sono sempre più presenti sul piccolo schermo». Non a caso, in un notiziario la figura del conduttore è fondamentale, specie con il proliferare dei telegiornali. «Non ci sono dubbi: il volto che presenta le notizie è una determinante fondamentale ai fini della fidelizzazione del telespettatore».
Intanto si fanno i conti sulla sfida tra Rai e Mediaset.
Come ormai accade da qualche anno alle porte dell'estate, il coro è unanime e la situazione quasi paradossale. «Abbiamo vinto noi» si dice da una parte. «No, abbiamo vinto noi» si replica dall'altra. In altre parole, a pochi giorni dalla fine della stagione televisiva primaverile, sia la Rai, sia Mediaset hanno rivendicato la rispettiva supremazia nei primi mesi del 2010.Chi ha ragione? In un certo senso entrambe. Se si guarda il totale del pubblico, infatti, in termini di share ha prevalso Viale Mazzini, se invece si considera solamente il cosiddetto target commerciale (ovvero i telespettatori di età compresa tra i 15 e i 64 anni) la situazione si ribalta. A ben guardare, però, forse non ha vinto nessuno dei due poli: con l'ascesa della pay-tv (satellite e digitale terrestre), infatti, le percentuali di ascolto dei programmi “generalisti” si sono inesorabilmente abbassate rispetto al passato e, in questo contesto, i veri trionfatori della primavera televisiva sembrano essere alcuni generi, in particolare varietà, fiction e calcio, che hanno saputo conquistare il pubblico su tutte le piattaforme.

v.fisogni

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