Giovedì 17 Giugno 2010

"Pellegrini hi-tech ma assetati di eterno"

Il cammino prosegue... avevamo lasciato Ilaria Bodero Maccabeo a Santiago, raccontata in Mi camino desnuda, del 2004.  Ora la ritroviamo fra Le Alpi della luna, in cui narra il pellegrinaggio verso Assisi, lungo la via Francigena.  Scrittrice, attrice, camminatrice, nuotatrice e insegnante, Ilaria viaggia a piedi per misurare il mondo e sé stessa, nella gioia degli incontri assaporati come unici. Leggendo il suo diario pare di trovarsi immersi nell'umida Lomellina, poi tra le colline toscane, e infine dentro l'atmosfera rosata dei mattini umbri. Lasciamoci invitare fra strade sterrate e boschi, ascoltando le parole incantate di Ilaria, che -quasi personaggio delle favole- ci conduce per mano lungo i suoi sentieri.. Il libro verrà presentato in biblioteca a Como sabato 19 giugno alle 17.
Ilaria, cosa ti ha spinto ad andare, a camminare lungo i passi dei pellegrini della Francigena?
Dopo aver percorso per tre volte il Cammino di Santiago (due volte sul tracciato più classico, il camino franzès, che inizia da Saint Jean e una volta lungo la Via della Costa che parte dai Paesi Baschi e costeggia il litorale cantabrico e le Asturie), mi toccava puntare all'altra grande altra meta dei pellegrinaggi della Cristianità che insieme a Gerusalemme è Roma. Ero curiosa di vedere come fosse questa alternativa italica alla leggenda italica del Camino compostelano, e di verificare con mano come fosse camminare "in casa" e non in trasferta.
Ci sintetizzi le tappe geografiche del tuo percorso?
Sono andata a piedi a Roma nell'estate del 2008, attaccando la Francigena nel punto per me più vicino, ossia a Pavia, e imbrogliando di un bel po' di tappe in quanto il percorso italiano parte invece dal Passo del Gran San Bernardo. L'estate scorsa ho sentito dunque che era necessario rimediare e così sono salita lassù e di lì ho raggiunto Pavia attraversando Valle d'Aosta, Piemonte, risaie del Vercellese incluse, e sconfinando nella bassa, Mortara, Garlasco, Groppello Cairoli, Pavia. Durissimo. Poi ho pensato che già che ero in Italia valeva la pena di andare a vedere la città del Santo Patrono, dove non ero mai stata. E così sono salita su un treno che mi ha portato a Firenze e poi su un autobus fino al Passo della Consuma in Casentino. Lì è cominciato il cammino. Ho puntato dritta ad Assisi, senza mappe, in modo quasi ortogonale. Camaldoli, Badia Prataglia, La Verna, Pieve Santo Stefano, Città di Castello, Umbertide e Assisi. Una spaventosa galoppata sull'asfalto. Spaventosa. Al ritorno, come premio, ho seguito invece il percorso del sentiero francescano, segnato dai tau gialli, che sono un po' come le frecce gialle di Santiago. E così mi sono goduta le foreste umbre e la meraviglia della Toscana, attraversando Gubbio, Pietralunga, Citerna, San Sepolcro e ancora la Verna e Camaldoli. Poi, tocco finale e ciliegina, un piccolo revival di Francigena nel suo tratto più suggestivo, quello intorno a San Gimignano.
Spesso dici che andando e poi tornando da Assisi “hai chiuso un cerchio”: perché? Ci racconti la circolarità del tuo viaggio, ben diversa da un  lineare A/R?
Ogni viaggio è circolare. Si va in un modo, si torna in un altro, diversi, necessariamente un po' cambiati. Io ho disegnato un vero e proprio cerchio non percorrendo la stessa strada. Ho chiuso in una bolla perfetta una bella storia.
In cosa differisce il viator moderno da quello antico? Come, nei secoli, si è potuta mantenere la sacra tradizione dei pellegrinaggi?
Il pellegrino moderno è Hi-tech. Abbigliamento tecnico, bastoncini in fibra di carbonio, bustine di sali minerali a disposizione, mappe dettagliatissime, gps al polso. Prenota con il cellulare l'ostello. Generalmente non incontra briganti né lupi. Deve sgomitare perché andare a Santiago a piedi è diventata una moda. Il camino è una specie di autostrada per pedoni, fornito di tutti i comfort, prezzolati trasportatori di zaino inclusi. Al pellegrino medievale, quello munito solo di un bordone e di una conchiglia per bere alle fonti, lo accomuna, credo, la sete di qualcosa che non ha tempo. Una sete che i secoli e gli orrori della modernità non hanno saputo spegnere.
Cosa suggerisci a coloro che, rapiti dalle tue parole, sentiranno la voglia intensa di prendere lo zaino e partire?
Di abbandonarsi. Di lasciarsi stupire. Di mettere nello zaino l'indispensabile:  la voglia di scoprire, passo dopo passo, nella lentezza che impone l'andare a piedi, un po' più di se stessi, degli altri e del mondo. Ringraziamo Ilaria e le auguriamo di iniziare a sognare un nuovo cammino sulle strade dei pellegrini, mentre stende i suoi passi sulle orme del quotidiano. La salutiamo con le parole di Pablo Neruda: “Tutte le strade portano allo stesso punto: alla comunicazione di ciò che siamo”.

 

Serena Scionti 

 

 

 

 

 

 

 

 

b.faverio

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