Sabato 26 Giugno 2010

L'arte di Giuliano Collina,
mezzo secolo di pittura

di Rachele Ferrario

Il percorso di una vita. Una vita spesa da pittore, quella di Giuliano Collina. Le sue tele restituiscono la quotidianità dell'esistenza, nei paesaggi, nelle figure, negli oggetti, di cui proprio la pittura svela il lato nascosto. E per questa ragione la sua poetica è semplice, trae linfa dai fatti di tutti i giorni. La ricerca di Collina è ripercorsa nella monografia, seguendo il filo rosso di una riflessione intima, di una circolarità nei temi e nel ricorrere dei soggetti dagli esordi a oggi. Una circolarità che per Enrico Crispolti - che ha scritto un saggio introduttivo al volume - «è una riconoscibilità costante dell'operare pittorico di Giuliano» in una «intrinseca espressività materico-cromatica».
La sequenza delle opere restituisce l'idea di una durata, di un basso continuo fatto più di "inizi" che di ritorni. Dai tempi della formazione al liceo artistico e dell'Accademia di Belle Arti di Brera. Quelle aule sono una sorta di laboratorio. Guido Ballo forma i giovani con le sue lezioni su Giacometti e De Staël, nell'aula di scultura Alik Cavaliere, assistente di Marino Marini, lascia Collina libero di dipingere mentre gli altri compagni di corso scolpiscono e modellano. É un'esperienza fondamentale: Collina elabora qui una consapevolezza architettonica dello spazio e della pittura che non lo abbandonerà e che utilizzerà nelle pitture-oggetto presentate per primo da Luciano Caramel, e poi nei lavori in opere di committenze pubbliche come la scuola elementare di Sagnino a Como o il Cotonificio di Solbiate. Quei primi anni Sessanta a Milano, dove è ancora vivace la presenza di Veronesi e Munari, dove Fontana è il maestro cui i giovani guardano affascinati e dove arrivano l'informale internazionale grazie a galleristi come Carlo Cardazzo, Guido Le Noci e Peppino Palazzoli, sono densi di incontri e amicizie. Collina conosce Alberto Ghinzani, Renzo Ferrari, Cesare Lucchini, e terrà la primissima personale alla Galleria delle Ore di Milano (lo spazio ambìto dai giovani che vogliono farsi notare).
In questo panorama vasto e dinamico Collina guarda al Realismo esistenziale e alla Nuova Figurazione, che dell'immagine e degli oggetti dipinti o scolpiti predilige l'aspetto psicologico e interiore. A quest'attitudine fino a quel momento inedita di rapportarsi al reale Peter Selz, nel 1959, al MoMA di New York ha dedicato una mostra, <+G_CORSIVO>New Image of Man<+G_TONDO>, con opere di Giacometti, Bacon, Appel, Richier, Dubuffet, De Kooning e Pollock. La pittura vuole uscire dagli schemi della tradizione, mentre la Pop Art americana, tra poco, insieme con la rivoluzione del Sessantotto, cambierà la rotta di molti artisti, tra cui quella di Giuliano Collina.
La monografia tra le altre ripercorre l'esperienza di Campo Urbano, la grande kermesse nata da un'idea di Caramel in collaborazione con lo stesso Collina e Ico Parisi, quando Como il 21 settembre del 1969, è invasa dagli artisti e dalle loro opere che trasformano le strade in un evento collettivo testimoniato oggi dalle splendide fotografie di Ugo Mulas. Un happening di cui molti al momento non comprendono l'importanza, ma che entra a far parte della storia. Collina esce rafforzato da quest'esperienza nell'idea d'essere pittore, elabora il concetto di "pittura totale" che invade lo spazio, gioca sulla fantasia, sull'inganno della visione. Nascono così i panorami lariani con il lago e l'Isola comacina con i colori stucchevoli e ammiccanti di una natura sintetica come quella dei souvernirs nelle bancarelle del lungolago. Sono quadri come modi di essere, cui seguiranno la serie degli angeli, gli interni con le figure, le vedute architettoniche, frutto di un raro viaggio a Parigi, le bagnanti o le carte orografiche e i cieli stellati che dagli anni novanta iniziano a popolare lo studio di Collina a Maslianico: quello studio da cui lui non ama tanto muoversi, benché forse in passato non gli avrebbe guastato, e da cui guarda il mondo come un pittore antico.

v.fisogni

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