Martedì 31 Agosto 2010

Versace, lo stilista
dal cuore elegante

<+G_CULTURAFIRMA>Tony Di Corcia
<+G_SQUARE><+G_TONDO>Chi era davvero Gianni Versace? È stata la necessità di rispondere a questa domanda che mi ha spinto a intraprendere un lavoro faticoso e appagante, come la stesura di un libro dedicato a una delle figure più affascinanti del Novecento. Non ho mai conosciuto Gianni Versace. Ho sempre seguito il suo lavoro come giornalista, presentando le sue sfilate nelle mie trasmissioni di moda. Sin da ragazzo, preferivo i suoi abiti a quelli dei suoi colleghi perché avevano la capacità di distinguersi, già nelle vetrine sembravano imporsi con una forza speciale rispetto agli altri.
Con una simile premessa, però, scrivere un libro su Versace poteva diventare un'impresa impossibile. Invece, mi sono immediatamente reso conto del fatto che non averlo conosciuto personalmente, non aver avuto rapporti professionali o di amicizia con lui, mi poneva nella condizione ideale per raccontare questo personaggio con il dovuto rispetto, il necessario distacco, la lucidità e l'obiettività giuste per restituirne un ritratto fedele e veritiero. La prima caratteristica in cui mi sono imbattuto è stata la sua personalità multiforme. Versace sapeva apparire come la persona più espansiva, solare, “over the top”, ma anche come l'uomo più timido, schivo, riservato della terra. Un contrasto molto forte, estremo, che lo ha reso ai miei occhi ancor più affascinante e interessante. Tutte le grandi personalità sono sempre il risultato di un simile contrasto, l'unione di aspetti in contrapposizione tra loro: è ciò che permette loro di possedere un carattere inconfondibile.
Pertanto, chi era davvero Gianni Versace? Lo stilista superstar attorniato dalle celebrities che sorride dalle pagine dei giornali o l'uomo timido e riservato che gli amici rimpiangono per la delicatezza e la gentilezza del suo cuore? Erano trascorsi anni dalla sua scomparsa, e ho pensato che per ricordare in modo nobile e rispettoso un uomo che non c'è più bisognasse dare la parola a chi con Versace ha lavorato, a chi lo ha frequentato, a chi ne è stato davvero amico: mi interessava il parere di quanti hanno amato e stimato Gianni Versace, di chi ne rimpiange ancora il genio, di quei pochi che sapevano cogliere nello sguardo del personaggio famoso un lampo della sua timidezza, un aspetto speciale del suo carattere più autentico: l'ex compagno di classe, le giornaliste che hanno seguito la sua maturazione artistica, le top che interpretavano la sua moda. Proprio per sottolineare la contrapposizione tra il volto pubblico di Versace e l'autentica natura della sua personalità, questo libro pubblicato dalla Utopia Edizioni si intitola semplicemente – ed ermeticamente – <+G_CORSIVO>Gianni/Versace: lo stilista dal cuore elegante<+G_TONDO>, imponendo a un trattino verticale il compito si separare l'esuberanza del messaggio dello stilista Versace dalla ricerca di silenzio, dalla necessità di riservatezza e dalla timidezza che caratterizzavano l'uomo Gianni.
In questo “racconto polifonico”, c'è una domanda che ho ripetuto a tutti i personaggi intervistati per la stesura di questo libro, ed è quella relativa al primo incontro, al primo contatto che ha permesso a queste persone di conoscere Gianni Versace. Tutti ricordano questo primo momento come un attimo speciale, indimenticabile, come una folgorazione o, comunque, come l'inizio di un'amicizia speciale, di un rapporto da coltivare con grande partecipazione, come l'inizio di una storia d'amore. Non temo di esagerare affermando che molti dei personaggi che ho intervistato fossero legati a Versace da un sentimento fortissimo e molto simile all'amore. Certamente, Gianni Versace era un vero seduttore. L'origine della parola risiede nel latino se ducere, condurre a se, e nessuno come Versace sapeva attirare intorno a se attenzione, affetto, interesse. Inoltre, possedeva la rara capacità di trasferire questo autentico dono a ciò che faceva: i suoi abiti, veri e propri oggetti del desiderio globale, ne sono una dimostrazione. Ogni cosa assumeva contorni nuovi se pensata, pronunciata o realizzata da Versace: diventava eccitante, indispensabile.
Gianni Versace era un ragazzo innamorato della bellezza, e questo gli permetteva di indagarne i misteri, di sondarne le (altrimenti) imperscrutabili leggi, di appropriarsi del suo potere e della sua forza: di bellezza si nutriva, a prescindere dalle forme in cui questa decideva di manifestarsi alla sua attenzione, per creare e donare altra bellezza. Il sole, l'energia del sud, il calore, la seduzione, il piacere, sono tutti elementi che hanno sempre nutrito la moda di Versace: credo che fossero radicati nel suo Dna e nella sua storia, e lo ha dimostrato anche il suo destino quando ha deciso di scrivere le prime e le ultime pagine della sua esistenza in due città in riva al mare, Reggio Calabria e Miami, famose per la loro luce. Sono pochi i creatori di moda dei quali la vita, la personalità, le amicizie, gli interessi coincidono millimetricamente con il loro lavoro: Versace era indubbiamente uno di questi. Per questo motivo era possibile copiare Versace, ma non anticipare Versace. Oggi, posso finalmente rispondere a quella domanda. E lo faccio, innanzitutto, con le parole di suo fratello Santo. Quando gli ho chiesto: chi era davvero Gianni Versace? Lui mi ha risposto: «Gianni era un bambino, un rivoluzionario, un poeta, l'allegria, la gioia di vivere, il futuro». Trovo che in questa definizione risiedano gli aspetti fondamentali della sua personalità: la curiosità, la creatività, la delicatezza del suo animo, la capacità di innovare un settore con le sue intuizioni.
Oggi so che Gianni Versace è stato un personaggio letterario, degno della più affascinante delle storie: nasce a Reggio Calabria nel dopoguerra, sogna la bellezza e la moda, si innamora del mestiere di sua madre, una sarta bravissima. Cresce, si trasferisce a Milano, deciso a fare della moda la sua vita, e diventa uno dei nomi più importanti di questo settore, vestendo le grandi personalità del suo tempo. Ecco, Gianni Versace è stato il figlio di una sarta calabrese che è diventato il numero uno, riuscendo a vestire una principessa triste che ha ritrovato il sorriso e la giovinezza anche grazie ai suoi abiti. Poi, sia lui che la principessa sarebbero morti in maniera altrettanto letteraria, di una morte nera e misteriosa, ma questo è solo un aspetto – il più oscuro – di quella fiaba fatta di sole, colore, bellezza che è stata la sua esistenza. Avevo appena trovato una risposta alla mia domanda, Versace mi aveva affascinato e conquistato ancora una volta, quando nasceva in me il rimpianto di non averlo conosciuto.

v.fisogni

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