Mercoledì 01 Settembre 2010

L'architettura di Sejima
"Un luogo d'incontro"

di Alessandra Coppa


Kazuyo Sejima è gentile, ascolta tutti con attenzione, ma è decisa con un carattere di ferro. È minimalista anche nel vestire, come le sue architetture materiali pensate come forme spaziali astratte che ha realizzato con il gruppo Sanaa lo studio di Tokyo che ha firmato alcune fra le più innovative opere di architettura realizzate di recente in tutto il mondo, dal New Museum of Contemporary Art di New York al Serpentine Pavilion di Londra, dal Christian Dior Building di Omotesando (Tokyo) al 21st Century Museum of Contemporary Art di Kanazawa.
Allieva di Toyo Ito recentemente insignita del prestigioso Pritzker Architecture Prize 2010 (insieme a Ryue Nishizawa, dopo Zaha Hadid, ma molto lontana dal suo carattere egocentrico da archistar), è prima donna a dirigere la Biennale Architettura. People meet in architecture, ovvero la relazione tra persone e ambiente, è il tema della 12.Mostra Internazionale di Architettura.
Nel solco della provocatoria biennale di Beszty «l'architettura non sono solo gli edifici ma va oltre al costruito», quella della Sejima include nel fare architetture le relazioni che il processo architettonico innesca, ma senza gli "effetti speciali" dell'edizione passata. Nell'ambito della globalizzazione, del virtuale, che condiziona le relazioni interpersonali e delle rapide evoluzioni nello stile di vita del ventunesimo secolo l'architettura, attraverso la pluralità di approcci, dà vita a una pluralità di stili di vita.
In questo contesto, puntualizza Sejima «sono convinta che l'architettura abbia un ruolo importante: ha il potere di aprire nuovi orizzonti. Le sue visioni sono il risultato di una pluralità di voci e punti di vista; esprimono in pieno quella nuova idea di libertà che caratterizza il vivere contemporaneo. Questa mostra avrà raggiunto il suo scopo, se riuscirà ad immaginare le direzioni verso le quali si sta muovendo la nostra società e i sogni che il futuro renderà possibili».
Una pluralità di voci, proprio come nell'opera sonora corale e spaziale di Janet Cardiff "The Forty Part Motet" e nelle Now Interviews di Hans Ultich Obrist.
Siamo più che mai parte della Rete. La comunicazione mediata condiziona le relazioni interpersonali. La nostra cultura, così come la nostra economia, da tempo sono diventate globali. Tutto ciò ha cambiato non solo le condizioni materiali del nostro presente, ma anche il modo in cui lo concepiamo. La mostra della Sejima non impone una sua interpretazione personale ma invita ogni partecipante a essere "curatore di se stesso" allo scopo «di contribuire ad un incontro reciproco tra individui e architettura e di aiutare le persone a relazionarsi tra loro».
Una moltiplicazione del punto di vista, un campo e controcampo che produce inediti scenari di interazione tra ambiente e società: dalla nuvola di dimensioni reali di Matthias Schuler di Transsolar, in collaborazione con Tetsuo Kondo, all'installazione luminosa dello studio francese R&Sie(n) riproduce invece i cicli vitali, all'opera scenografica di Olafur Eliasson con l'acqua che si muove casualmente nello spazio, illuminata da luci stroboscopiche che cattura il varco tra passato e futuro, tutte modificano la percezione degli spazi.
Coerente ai temi della mostra il leone d'Oro assegnato alla carriera quest'anno va a Rem Koolhaas che con Elia e Zoe Zenghelis e Madelon Vriesendorp ha fondato l'Oma e nel 1978 scrive "Delirious New York": manifesto retroattivo di Manhattan, divenuto un classico della teoria architettonica contemporanea. È stato appena tradotto in italiano e pubblicato "Qodlibet Singapore Songlines". «Rem Koolhaas crea edifici che stimolano l'interazione tra le persone, raggiungendo in questo modo ambiziosi obiettivi per l'architettura. La sua influenza nel mondo va ben oltre l'architettura», questa è la motivazione della Sejima. Al Padiglione Italia la mostra curata da Luca Molinari "Ailati. Riflessi dal futuro" è un gioco di specchi con la parola "Italia" (ribaltata) per un percorso che è una nuova lettura dell'architettura contemporanea vista attraverso uno sguardo laterale sulle cose, sulla realtà, sui progetti - ailati, appunto - per recepire con più forza e saggezza i riflessi dal futuro che la realtà ci manda quotidianamente e che sono la risorsa su cui l'architettura italiana può costruire nuove forme di identità e ricerca. «L'architettura italiana ha bisogno di riflettere su se stessa, uno sguardo laterale serve per porsi delle domande», ha dichiarato all'inaugurazione del Padiglione Italia. La Mostra internazionale di Architettura - La Biennale di Venezia prosegue fino al 21 novembre.

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Negli Eventi collaterali
anche alcuni lariani

Fra gli Eventi collaterali ufficiali della Biennale «Culture Nature green ethics - habitat - environment», curata da Alessandra Coppa e Fortunato D'Amico allo Spazio Thetis (catalogo Skira) presso lo Spazio Thetis all'Arsenale Novissimo si estende su oltre 15.000 m² tra ambienti interni e il parco, ospita sui questi temi, oltre 50 tra architetti, artisti e università internazionali tra le quali il Politecnico di Milano - Polo Regionale di Lecco e l'Accademia di Architettura di Mendrisio.
Si tratta di una mostra caratterizzata dalla multidisciplinarità, integrata, permeabile e aperta ad un panorama di situazioni in movimento fluido, concetto ben espresso nel masterplan, un'opera di land art fatta di arature nel terreno dell'architetto paesaggista tedesco Andreas Kipar, milanese di adozione e noto per i «Raggi verdi». Le opere, tramite idee, tecniche e processi differenti, si pongono come obiettivo espositivo il rapporto Uomo-Architettura-Ambiente nella cultura contemporanea del terzo millennio. Tra i comaschi e lecchesi Fabrizio Musa, Paolo Bodega, Giulio Ceppi e Arturo Montanelli con Velasco. Off Leash nasce dall'affinità che lega i percorsi e le ricerche di Arturo Montanelli e Velasco Vitali. Con il sottile titolo di «Off Leash», ovvero "senza guinzaglio", è costituito da un modulo container che diventa un contenitore minimale per proporre percorsi museali indoor/outdoor all'insegna di un dialogo reciproco tra arte, natura e paesaggio. Il progetto «Kmzero Road» di Giulio Ceppi, impiega tecnologie e soluzioni pratiche per abbattere l'impatto ambientale trasformando la strada in una sorgente energetica. Le grandi tele di Musa reinterpretano alcune opere di Mario Botta che trasformano come tra dichiarato l'architetto ticinese «una condizione di natura in una condizione di cultura. La natura deve essere parte dell'architettura così come l'architettura deve essere parte della natura: i due termini sono reciprocamente complementari».

Carlo Ghielmetti

v.fisogni

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