Mercoledì 01 Settembre 2010

"Comaschi, le opere d'arte
non sono solo vostre..."

<+G_SQUARE><+G_CORSIVO>Spiace che il professor Fasola se la sia presa tanto per un passo secondario dell'intervista a Giovanni Agosti sulla mostra di Rancate. Anch'io ignoravo che l'attribuzione a Dosso Dossi del Ritratto di Nicolò Leoniceno in pinacoteca fosse sua, perchè la pubblicazione "scientifica" del dipinto spetta a Marco Jellinek nel corso del convegno padovano del 2001 sul pittore. Nel testo a stampa del 2007, Jellinek comunque ricorda, in corso di pubblicazione, un intervento di Bruno Fasola. D'altra parte l'attribuzione del 1977 non è citata nemmeno nel catalogo delle mostra Collezioni Civiche di Como: proposte, scoperte, restauri, fatta a Como nel 1981, che avrebbe dovuto tenere conto del prestigioso riferimento. Non vedo però scorrettezze di Jellinek: per quanto ci si sforzi, non sempre è possibile conoscere quanto, anche di buono, si pubblica su testate locali, che non hanno una diffusione capillare extra moenia. Quello che spiace di più, tuttavia, è che il professor Fasola abbia un volume bloccato dal 1987 al Poligrafico dello Stato: è inammissibile tenere fermo un libro per un quarto di secolo; decisamente frustrante. D'altra parte è un po' triste protestare se nessuno lo cita, questo libro. Ma non c'è proprio nessuno a Como - istituzioni pubbliche, una banca, sponsor privati - che si voglia prendere a cuore il problema e, fuor di metafora, cacci i soldi per pubblicarlo? Un fatto che conferma - mi sembra, ma sono di parte - le posizioni di Agosti. Si insinua però, più inquietante, l'impressione della lesa maestà: un forestiero, che da Milano viene a farci lezioni "inaccettabili" sul "nostro" patrimonio! Solo i comaschi possono studiarlo, questo patrimonio? Io sono di Cremona ma insegno a Lecce dal 1995: devo chiedere il permesso di soggiorno per studiare l'arte a Como? I due Luini, il San Sebastiano di un estroso maestro del '500 e lo stendardo del Duomo; le grandi ante e la Madonna di Palazzo Vescovile, pubblicata di recente come di ubicazione sconosciuta, comunque, sono lì a testimoniare che a Como c'è ancora un patrimonio straordinario dimenticato o studiato male. Cito un paio di altre novità lariane emerse per la mostra: l'Assunta del 1488 di Andrea De Passeris oggi a Brera non era sull'altare Tridi in Santa Tecla a Torno, come si continua a ripetere, sbagliando - perché nessuno è mai andato a controllare -, da oltre un secolo; l'arazzo Rusca del Musée des Arts Décoratifs di Parigi con Giulio Cesare che riceve la testa di Pompeo trova date precise e l'autore del cartone. Ma tutte queste novità, alla luce delle considerazioni espresse da Fasola, saranno considerate aggiunte considerevoli alla storia dell'arte a Como o inaccettabili ingerenze?

(* Università di Lecce)

v.fisogni

© riproduzione riservata