Giovedì 02 Settembre 2010

Sassoon racconta
"Come nasce un dittatore"

Davide G. Bianchi
Fra i libri più belli scritti sulla storia del nostro paese, vi sono stati - non raramente - contributi di studiosi britannici. È facile citare in proposito il nome di Denis Mack Smith: classe 1920, allievo di Benedetto Croce, biografo di Cavour e Garibaldi, e attentissimo osservatore del nostro Risorgimento, Smith ha firmato autentici classici della storiografia dedicata al nostro paese.
Il nome del professor Donald Sassoon dell'Università di Londra è maggiormente legato invece alla storia politica e culturale: biografo di Palmiro Togliatti, ha curato alcune edizioni di scritti gramsciani pubblicati in inglese. Dopo il monumentale - e bellissimo - volume dedicato a tratteggiare la storia della sinistra europea nel Novecento (Cento anni di socialismo, Editori Riuniti) e una ricerca non meno impegnativa in cui ha delineato i contorni di una cultura europea, unitariamente intesa (La cultura degli europei dal 1800 ad oggi, Rizzoli), si rivolge ora di nuovo alla realtà italiana, con un libro in uscita nei prossimi giorni con Rizzoli. Il titolo suona esplicito: Come nasce un dittatore. Le cause del trionfo di Mussolini.
Professor Sassoon, il suo libro parla della presa del potere di Mussolini, più che del regime fascista: è esatto?
Sì. È una microstoria della congiuntura che ha dato la possibilità a Mussolini di diventare primo ministro, peraltro in modo pienamente legittimo: ebbe infatti l'incarico dal re e trovò poi l'appoggio del Parlamento, senza smagliature rispetto a quanto previsto dallo Statuto albertino.
È vero quindi quanto si è molte volte affermato, e cioè che Mussolini venne sottovalutato da tutti gli attori della scena politica e istituzionale dell'epoca?
Senza dubbio. E nonostante lui facesse di tutto per ottenere il risultato opposto! Fu un grosso errore di valutazione quello di pensare che Mussolini poteva essere utile in quel momento, per poi essere manovrato in un secondo momento.
Come fu possibile un difetto di valutazione di questa portata?
Il ceto politico liberale non capì che il sistema parlamentare italiano era debole, e dopo gli scossoni che gli aveva inferto la Prima guerra mondiale rischiava davvero di vacillare. In altri termini, Mussolini arrivò al potere in una fase di profonda debolezza istituzionale, che però pochi avevano capito fino in fondo: l'evento bellico aveva mobilitato le masse; ora - dopo che il suffragio universale aveva pienamente dispiegato i suoi effetti, nel 1919 - quest'ultime non potevano essere semplicemente messe a margine per lasciare di nuovo spazio alla politica elitaria dello Stato liberale ante-guerra.   Quindi il Fascismo è stato anche un fattore di modernizzazione del sistema politico…
In un certo senso sì, ma riconoscerlo non significa dire che non potevano esserci altre strade. Esistevano dei partiti di massa in Italia, in grado di dare rappresentanza agli strati popolari: il Partito socialista era nato già alla fine dell'Ottocento, e il Partito popolare di Don Sturzo nacque subito dopo la Prima guerra mondiale. Anch'essi avrebbero modernizzato il Paese, ma con metodi ben più democratici!
Piero Gobetti è arrivato però ad affermare che Mussolini era «l'autoritratto degli italiani»: mi sembra di capire quindi che lei non possa condividere affermazioni di questo genere.
Esatto. Le trovo molto ingenue: gli storici del XIX secolo hanno pensato che potessero esistere i caratteri nazionali dei popoli: gli italiani sono così, gli inglesi invece sono in quest'altro modo, e così via. Ma sono semplici generalizzazioni senza riscontri di alcun tipo. Qual è l'essenza di una nazione? Esiste veramente? Io non lo credo.
L'Italia repubblicana e democratica, sorta sulle ceneri del Fascismo, si è data una Costituzione che ripudia l'dea, tipicamente mussoliniana, del "governo forte"; molti sono del parere, tuttavia, che oggi i tempi siano maturi per superare questo condizionamento: lei è d'accordo?
Sostanzialmente no. I governi forti, quando sbagliano, fanno grossi danni. La storia del Fascismo ce lo insegna, quindi sono dell'avviso che sia preferibile per il vostro paese conservare questo lascito prezioso conferito dai costituenti. Mi lasci aggiungere poi che su questi argomenti si dicono molte sciocchezze: il presidente americano è debole, ben più di quanto si pensi comunemente; lo stesso il cancelliere tedesco o il primo ministro giapponese, per fare altri esempi. Non è vero quindi che la figura del presidente del Consiglio italiano sia unica nel suo genere.
L'"Economist" ha definito Gianfranco Fini "il più abile dei politici italiani oggi sulla scena"…
Tutti possono sbagliare! L'Economist non è la Bibbia! Scherzi a parte, stiamo a vedere: ora deve mostrarci come intende usare il potere che - con indubbia sagacia - è riuscito a ritagliarsi. Di certo si può dire che gli ex fascisti sono stati ormai definitivamente "sdoganati", e di certo questa è una grossa differenza rispetto a quella che voi chiamate "Prima repubblica". È sempre stato evidente infatti che la Dc avesse dentro la sua pancia anche una quota di consenso della Destra, sebbene questa parola fosse impronunciabile. Ora non è più così, a vantaggio della chiarezza politica.   
Ha sentito parlare dei "Diari" di Mussolini, acquistati dagli eredi dal senatore Marcello dell'Utri? Sono in uscita a ottobre per Bompiani.
Conosco Dell'Utri per altre ragioni - ride (ndr) - ma non sono al corrente dei Diari del Duce di cui lui sarebbe in possesso. Quando li avrò letti ne potremo parlare.  

c.colmegna

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