Venerdì 08 Ottobre 2010

Quando il corpo diventa suono

Si definisce un artista, oltre che un programmatore e un designer. Ciò che è certo è che, Daito Manabe, ospite d'onore del Festival dedicato al connubio fra tecnologie, arte e ambiente Tec.art.eco, in Giappone (e non solo) ha spopolato, soprattutto attraverso il canale di Youtube. Durante la conferenza di mercoledì al Palazzo dei Congressi a Lugano, Daito ha spiegato che il suo lavoro tocca solo tangenzialmente il processo artistico. La sua, effettivamente, è una ricerca curiosa e illimitata verso il creabile; e se seguiamo la sua teoria, secondo la quale l'arte consiste nel «creare un'idea e presentare un nuovo problema», trattasi effettivamente di creazione artistica. Il suo scopo è quello di sondare le relazioni fra corpo e suono. Come? Con un complicato congegno di sensori, Daito riesce a creare un movimento indotto sul viso; questa operazione, anche leggermente dolorosa, è in realtà un blandissimo elettroshock che permette di ottenere dei suoni creati dal computer, cui i sensori sono collegati tramite un sistema wireless. «L'elettroshock non l'ho inventato io - afferma l'artista - il problema che mi sono posto è stato quello di capire se questa tecnologia potesse essere utilizzata per realizzare una performance dal vivo». Un'applicazione concreta del pensiero laterale, termine coniato dallo psicologo Edward De Bono che prevede, nell'ambito della tecnologia, la vivificazione di oggetti o strumenti del passato tramite una rilettura degli stessi o la sovrapposizione di funzioni e elementi diversi. «In realtà avevo iniziato con l'applicare questi sensori al corpo di alcuni ballerini e performer, ma è stato frustrante -  ha spiegato Menabe - Allora mi sono detto: io non sono un ballerino, ma il volto lo so muovere. E ho iniziato a sperimentare questa possibilità espressiva». A dire il vero la creazione coreografica, per quanto forse non funzionale all'immagine sonora pensata da Daito, era di notevole impatto, perché i movimenti del corpo non si traducevano solo in suoni, ma anche in luci, cosa che contribuiva a creare un insieme davvero interessante. Il lavoro sul volto diventa più stimolante nel momento in cui Daito si pone il problema di attivare il suo stesso movimento facciale in più persone; ne consegue un risultato molto vicino all'automatismo, anche se - dato interessante - i movimenti sono quasi ma non totalmente identici a causa delle differenze somatiche tra le diverse persone. I suoi lavori di designer hanno avuto un notevole impatto: si pensi che la stessa Nike lo ha ingaggiato tempo fa per creare le scarpe sonore. Ma Daito non si ferma: gli obiettivi sono tanti, per chi decide di sondare il campo del possibile, e il prossimo progetto va in direzione del 3D e mira a creare un'alternativa all'utilizzo degli occhialini. guarda il video

L. D. C.

b.faverio

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